maggio 1, 2008 19

Mai Dai

By in im-precando, television

 

Mi sono accorta di essere diventata grande il giorno in cui ho smesso di desiderare il concerto del Primo Maggio. Non che l’abbia mai desiderato fortemente, eh, ma nel posto dove sono nata cresciuta pasciuta, c’è sempre stato questo alone mistico intorno a chi, nel fatidico giorno, decideva di prendere un treno e partire per Roma. Il motivo credo abbia poco a che fare con la manifestazione di piazza San Giovanni e sia più strettamente legato ad altre variabili. Il misticismo è, infatti, una prerogativa richiesta a chiunque decida di prendere un treno a lunga percorrenza dalla stazione del mio paese. In secondo luogo, buona parte dei partecipanti al concertone tornava a casa con la faccia distrutta da viveur e un discretissimo profumo di hashish sprigionato a mo’ di nuvoletta a ogni pié sospinto: ciò giustificava anche l’alone. C’era anche una terza motivazione: la stragrande maggioranza dei partecipanti al concerto tornavano a casa annoverando storie varie di postegge e baci e accoppiamenti e slinguazzate con la cugina di tal dei tali e con la sorella. Dal primo maggio nascevano gli amori dell’estate e gli equivoci che tenevano banco per gli inciuci fino a settembre, cose del tipo “Marco ha baciato Luisa pensando fosse Marta che è la sorella della sua ex Maria e se lo sa Giampiero lo uccide”.

I compagnielli di certi miei compagnielli, poi, l’alone ce l’avevano da sempre. Questa gente, che a me non mi ha mai calcolata manco di striscio, stazionava (e staziona ancora, credo) davanti all’unico bar con atmosfere semiquasirock del paese. Loro non stavano seduti ai tavolini come si usa di solito. Non stavano nemmeno seduti al bancone, come pure mi pare si faccia normalmente. Loro stavano buttati per terra, stravaccati sui gradoni del locale, mollemente adagiati in gruppi di ottantacinque sull’unica provata panchina del posto, ostruendo di fatto il passaggio a qualunque essere vivente. Nell’ultima settimana di aprile il traffico si faceva più intenso: il gruppetto si rimpolpava di visi e facce e bottiglie di birra tintinnanti e sigarette e, ovviamente, canne varie. Il bello di questo gruppo è che, per quanto chiuso alla sottoscritta, era molto molto molto mainstream.

All’epoca avevo 16 anni e guardavo con una cerca curiosità alla varia umanità che si accalcava in poco più di 100 metri: dai fricchettoni trentenni con la passione per il cinema alle ventenni tirate a lucido in pantaloni di pelle con l’amore per la discomusic alle adolescenti come me che, probabilmente, a mia differenza non avevano molta più passione e amore ma di sicuro più cazzimma e faccia di cazzo. Oggi il gruppo include al suo interno una vasta generazione di blogger e fotoreporter che raggiunti i vent’anni hanno scoperto bellezza della scrittura sul web e l’uso di macchine fotografiche non digitali. Susan Sontag ci vedrebbe un bel po’ di implicazioni psicoanalitiche, direbbe “che si fanno fotografie per provare emozioni” e così via ma io penso semplicemente che quando vivi nel sud sud devi trovarti un minimo di occupazione se non vuoi fare la fine di Jack Torrance in Shining. In questo contesto, il concertone del Primo Maggio rappresentava una buona occupazione, funzionale a fotografie e scritture varie, e, soprattutto, spiegava un bel po’ di cose sulle dinamiche interne a questo variegato gruppo di persone.

Alla luce del palco montato nel centro di Roma, spuntavano carte da 100mila lire per fare i biglietti del treno e balconcini di case capitoline con affaccio diretto su San Giovanni e genitori compiacenti che ci accompagnano con la Station Wagon e Marta e pure Cristina belle pronte a fare carte e pezzi di fumo grandi quanto tavolette di ritter sport da mettere nei caziettielli e nelle mutande così non ce li trova nessuno. Quando avevo 17 anni un’antesignana di Melissa P. si accodò al cugino trentenne in partenza. Un pastore tedesco amico del commissario Rex li zompò addosso alla stazione di Napoli per tutta la roba che tenevano addosso. Suo padre si disse stupefatto. Mai quanto lei e suo cugino, credo.

L’anno dopo l’amministrazione comunale del paese o qualche altra associazione decise che tutti noi gggiovani avevamo diritto al concerto del primo maggio. Indi per cui,in piazza della Repubblica, al centro della città, fu sistemato un mega super schermo puntato su raitre. Il danno fu che per giorni, settimane credo, ogni qual volta incontravo un amico, alla domanda “cos’hai fatto ultimamente?” rispondeva invariabilmente con aria vissuta e l’espressione “sai, sono stato a vedere il concerto del Primo Maggio” quando, invece, la frase corretta sarebbe stata “sono stato a vedere il concerto del Primo Maggio in piazza della Repubblica”.

Così, forse per il mio spirito di bastian contrario, ho iniziato a dire, con un certo orgoglio, di non essere mai stata al concerto. Lo dichiaravo con aria annoiata, pronta a infervorarvi al momento giusto, perché mi sentivo, ufficialmente, un outsider, dotata, dunque, di alone mistico. Ma le mie motivazioni non avevano il successo sperato: spiegare quanto mi dava ai nervi l’associazione di bandiere rosse + bandiere della pace + rock + dreadlocks + torso nudo + ragazze sulle spalle + postegge + speranze di accoppiamento + ombelico di fuori + folla oceanica uso mandria di bufali + più canne + più bottigliette di acqua e panini + presentatori + viaggio in treno dalla stazione del mio paese + ritorno + soldi che non ci stanno, non convinceva nessuno, e certe volte stancava anche me perchè erano cose che prese singolarmente, una per una, magari mi stavano anche bene. All’epoca non sapevo spiegare come mai, sin da piccola, avevo nutrito questa specie di intolleranza. Ci sono riuscita in seguito, scoprendo che nel concerto del Primo Maggio, o forse nelle persone che vedevo parteciparvi, non riuscivo a trovare che poche, pochissime corrispondenze con il tema del lavoro nella vita della democrazia, con le prospettive di progresso sociale. Il concertone, per come l’ho vissuto io e per come me l’hanno raccontato altri, mi pareva una gita di quelle che si fanno per il ponte, oppure a scuola nello stesso periodo. E di queste uscite in pullman con tutta la classe, sarà una pecca ma io non ricordo il programma di viaggio di studio ma gli scherzi, l’ilarità, lo spacciare vodka al cocco per acqua e darlo da bere alla prima malcapitata, l’aspettare tale ragazzo all’uscita di tale albergo, fumando tale sigaretta con tale musica di sottofondo, aspè, aspè, come hai detto che si chiamava quella canzone?

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19 Responses to “Mai Dai”

  1. Marino scrive:

    Il concerto del primo maggio secondo me ha un funzione strana…Per esempio, perchè i rappresentanti del sindacato hanno parlato dietro il palco e non sul palco???

  2. ciro scrive:

    …ma soprattutto, perché cazzo si spendono ancora così tanti soldi per quel concerto?

  3. Marco Patruno scrive:

    Sai, anch’io mi sono spesso interrogato sul significato del concerto del primo maggio. Solitamente tendiamo a dargli un significato politico e sociale quando invece si tratta semplicemente di una occasione per stare insieme e per passare una giornata stancante ma diversa dalle altre, diversa dalla routine quotidiana.
    Non ti nascondo che in queste occasioni mi piacerebbe assistere ad un maggiore centralità della persona qualunque e meno ad una sfilata auto – celebrativa di cantanti, vip, leader sindacali e politici. Vorrei che sul palco salga il precario o precaria di un call center, lo stagista che “lavora” gratuitamente ecc I leader, i cantanti dovrebbero diversamente essere soltanto delle figure di contorno.
    Eppure il precario del call center e lo stagista che “lavora” gratuitamente continuano a rimanere delle figure anonime, dei volti indefiniti all’interno di una massa di persone che gridano, che si esaltano ma che difficilmente comunicano e dialogano tra loro. E alla fine della giornata ti dici: mi sono divertito/a e poi…

    Marco Patruno

  4. Fran scrive:

    ..ma soprattutto, perchè gli Afterhours hanno suonato tre ore ed Elio 5 minuti? sono cose che fanno male

  5. Stefi scrive:

    Ciao Santaprecaria!
    Giungo qui a sbirciare da Anobii!

    Ho realizzato l’esistenza del concerto del 1°Maggio non troppi anni fa, non ho mai trovato nessuno che si sobbarcasse con me il viaggio allora, adesso credo mi sia passata la curiosità.

  6. @Marino: ho fatto lo stesso pensiero.
    @Ciro: probabilmente il motivo è stato chiarito lo scorso anno dalla Gerini, quando espresse la sua opinione sullo scaricare musica da internet.
    @Marco: ciao e benvenuto. Stesse perplessità e riflessioni. Mi sarebbe piaciuto davvero sentir parlare un precario, così come un operaio e un impiegato. Mi sarebbe piaciuto vedere 10 minuti dedicati, senza spettacolarizzazione, al lavoro.
    @Fran: gli Elii sono stati stupendi o stess. Soprattutto quando hanno spiegato come mai se ne andavano. :P

  7. Ciao Stefi! Benvenuta anche a te. Se hai curiosità sul primo maggio posso inoltrare la richiesta all’antesignana di Melissa P.

  8. questo tuo sparare a zero in questo modo mi diverte molto. è curioso quanti giudizi siano stati buttati su qualcosa che nn si è mai visto. è buffo come ancora l’abito faccia il monaco e se uno c’ha una qualsivoglia passione comune automaticamente diventa un disoccupato nulla facente. sono davvero divertita :)

  9. ciro scrive:

    Scusa Alessandra Scamurra, ma perché uno/a per avere un’opinione su un fatto più televisivo che “di piazza” come il concertone del primo maggio deve per forza esserci stato?
    Personalmente ci sono stato in piazza e sono stato in piazze anche meno “compiacenti” e tranquille e francamente penso che quell’evento televisivo sia da abolire.
    Abbi pazienza, fammi fare il demagogo che funziona bene a sinistra di questi tempi: perché non lo si fa davanti alla Tyssenkrupp, il concerto? E poi vediamo l’abito (mangiato dalle fiamme) di chi fa il monaco.

  10. Raffa scrive:

    Ciao Alessandra, benvenuta. Non capisco bene il tuo commento: personalmente, il concerto del primo maggio l’ho desiderato come credo facevano molte persone della mia età (e sto parlando di 10 anni fa). Non vi ho partecipato, certo, ma l’ho visto nella famosa piazza di cui sopra e l’ho vissuto di striscio e riflesso su chi ci andava. All’epoca avevo queste impressioni, in parte confermate, cose che si sono aggiunte alle riflessioni che faccio oggi. Perchè io vorrei vedere una piccola, sparuta, minima parte di lavoratori sul palco e, visto che si tratta di un evento rivolto per buona parte ai giovani, mi piacerebbe sentire parlare pure loro, sullo stesso tema. Detto questo stop: come ho già detto magari certe associazioni mi danno ai nervi, ma le cose, i principi base, presi singolarmente mi stanno bene.

    PS: non capisco una cosa poi sul disoccupato nulla facente e sull’abito che fa il monaco: cosa significa? Io nullafacente non sono. Semmai sono una facente semioccupata e non ancora retribuita. C’è una sfumatura in più e come vedo dalle tue foto, tu sai cogliere le sfumature. A presto,

    Pss: mi sa che conosco qualcuno presente nell tue foto…

    Raffa

  11. andy scrive:

    Bhè, anche io sono stato sempre scettico sul 90 % dei partecipanti a queste manifestazioni; spesso è gente che ha addosso 500 euro in vestiti e poi pretende di stare allo stesso livello di un precario da 600 euro (al mese!).
    Brava Santa Precaria, ottimo ritratto
    andy (quello che infesta anche il blog di ciro!)

  12. scusate mi sa che mi sono spiegata male. Quando parlavo di disoccupati nulla facenti mi riferivo allo stereotipo del frequentatore di bar similrock del paese,ke d che mi sembra una generalizzazione piena di inutile acidità, e non a te.
    In fondo tu stessa hai detto di non aver frequentato a fondo queste persone.
    @ciro: a me del fatidico concertone non me ne puo’ fregare una nespola. però, porca miseria, è un concerto e non un colpo di stato. ridimensioniamo le cose dandogli il giusto peso. dire cose tipo “perché non lo si fa davanti alla Tyssenkrupp, il concerto? E poi vediamo l’abito (mangiato dalle fiamme) di chi fa il monaco” mi pare un tantino esagerato…

  13. @Alessandra: no, infatti, sono persone che non frequentavo, o meglio, frequentavo due o tre persone di un gruppo molto molto ampio. Non mi pare di aver scritto si trattasse di disoccupati, anzi, credo fossero persone alla ricera di qualcosa da fare (e nel posto è un po’ difficile, o almeno lo era per me). Però il bar a cui facevo riferimento non so se è lo stesso che intendo io, che mi riferisco sempre a 10 anni fa, eh!
    Magari quando torno ad Eboli faccio un giro da quelle parti (e fu così che la trovarono morta).
    Tu sei della zona?

    @ciro: ciro è molto molto molto integrale. Mi piace :)


    @andy: ad avercele 600 euro al mese.

  14. vabeh quand’è così ritiro.
    dieci anni fa non ero ancora della zona

  15. ma adesso si? Cmq, io qualche anno fa (tipo 4 anni fa) frequentavo un’altra zona vicina al comune. Dalle tue foto vedo facce che conosco :)

  16. adesso si e ciò spiega le facce che conosci :)

  17. cam scrive:

    E cmq “ho capito di essere diventata grande quando ho smesso di desiderare di andare al concerto del primo maggio” è una verità universale e indiscutibile….

  18. Minchi scrive:

    La frase “quando vivi nel sud sud devi trovarti un minimo di occupazione se non vuoi fare la fine di Jack Torrance in Shining.” mi sembra familiare ed in questo modo ho palesato la mia presenza qui e scusate il commento fortissimamente OT.
    Prova a dire adesso chi perseguita chi.
    Bwahahahah

  19. Lupo Sordo scrive:

    Io quest’anno alla veneranda età di 29 anni sono andato per la prima volta al concertone… Ma non ho più l’età dei cannoni e dei litri e litri di alcol… Anche perché hai ragione tu, il concertone è sì una bella manifestazione, ma non esiste nessun risvolto politico… E anche la gente che milita nei partiti e nelle associazioni di sinistra, va lì solo per divertirsi…

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