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	<title>Rrf &#187; pezzi</title>
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	<description>il blog di Raffaella R. Ferré</description>
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		<title>Preghierina primaverile</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 13:16:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raffaella R. Ferrè</dc:creator>
				<category><![CDATA[pezzi]]></category>

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		<description><![CDATA[Adesso che aspetto il signore del gas
coi piedi scalzi davanti alla porta
e il gatto che fa miaomiao dietro
fammi vincere il grattaevinci, madonnina mia
o almeno fai scassare facebook in fascia preserale
addormenta la bambina elena e la bambina anastasia con una febbre
mia nonna le chiama febbri mangiarelle
vengono da piccoli e passano con poco
basta stare a letto
Io c&#8217;avevo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Adesso che aspetto il signore del gas<br />
coi piedi scalzi davanti alla porta<br />
e il gatto che fa miaomiao dietro<br />
fammi vincere il grattaevinci, madonnina mia<br />
o almeno fai scassare facebook in fascia preserale<br />
addormenta la bambina elena e la bambina anastasia con una febbre<br />
mia nonna le chiama febbri mangiarelle<br />
vengono da piccoli e passano con poco<br />
basta stare a letto</p>
<p>Io c&#8217;avevo un fidanzato una volta<br />
diceva che mettevo il piede appena storto<br />
(il destro)<br />
quando stavo in attesa di qualche cosa<br />
tipo l&#8217;autobus<br />
la conferenza stampa<br />
o lui che veniva sotto casa con la macchina<br />
fiat tipo bianca uno verde seicento blu opel corsa grigio metallizzata<br />
io ci ridevo<br />
non era un tipo particolarmente romantico, no<br />
decisamente, madonnina,<br />
però con lui ci son rimasta un po&#8217;<br />
per paura<br />
che nessuno vedesse più quel piede<br />
(sempre il destro)<br />
appena storto.</p>
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		<title>Che scrivo poesie ché non c&#8217;ho tempo  di scrivere altro</title>
		<link>http://www.santaprecaria.com/blog/2010/02/che-scrivo-poesie-che-non-cho-tempo-di-scrivere-altro/</link>
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		<pubDate>Wed, 10 Feb 2010 12:38:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raffaella R. Ferrè</dc:creator>
				<category><![CDATA[lessico in uso]]></category>
		<category><![CDATA[petite jeune fille]]></category>
		<category><![CDATA[pezzi]]></category>

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		<description><![CDATA[A me piace quando piove e non
devo uscire
o devo uscire presto che c&#8217;ho tempo
di farmi piacere la giornata
nel vento di Piazzale Tecchio con le cuffie e lo zainetto
mi rifletto in un laminato metropolitano
in attesa del C4
Anche il cielo del centro direzionale
Elisa nell&#8217;emmepitré
è azzurro sui palazzi della giunta regionale
quando mi siedo ad aspettare le quattro e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A me piace quando piove e non<br />
devo uscire<br />
o devo uscire presto che c&#8217;ho tempo<br />
di farmi piacere la giornata<br />
nel vento di Piazzale Tecchio con le cuffie e lo zainetto<br />
mi rifletto in un laminato metropolitano<br />
in attesa del C4</p>
<p>Anche il cielo del centro direzionale<br />
Elisa nell&#8217;emmepitré<br />
è azzurro sui palazzi della giunta regionale<br />
quando mi siedo ad aspettare le quattro e mezza per salire<br />
sulle panchine stanno un barbone e due pakistani<br />
e un cartellone che grida<br />
Vendesi-Affittasi con discrezione </p>
<p>Si può correre veloce nel buio della tangenziale<br />
o verso Piazza Nazionale<br />
contenti del motorino e del freddo<br />
fino a non sentire<br />
fumo fame sete stanchezza sonno<br />
solo il punto interrogativo<br />
fine mese come un nuovo capodanno </p>
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		<title>Poesia del caffé</title>
		<link>http://www.santaprecaria.com/blog/2009/11/poesia-del-caffe/</link>
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		<pubDate>Tue, 03 Nov 2009 14:39:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raffaella R. Ferrè</dc:creator>
				<category><![CDATA[pezzi]]></category>

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		<description><![CDATA[Tazzina amica/torrefazione Gioia
tu stai sulla statale
come sabato in fondo alla settimana
la periferia ti minaccia
su lama di coltellino
a scuola ti vedevo
sporgendomi dalla finestra
l&#8217;odore tuo lo tenevo
nel naso nei capelli
tornavo a casa chimica
in chicchi tostati
non ti volevo
mica bene
adesso che ti mischio al lavazza dek per dosarmi
insonnia e lucidità
mi stai a sentire di fretta
ridi di tuo sporchi il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tazzina amica/torrefazione Gioia<br />
tu stai sulla statale<br />
come sabato in fondo alla settimana<br />
la periferia ti minaccia<br />
su lama di coltellino<br />
a scuola ti vedevo<br />
sporgendomi dalla finestra<br />
l&#8217;odore tuo lo tenevo<br />
nel naso nei capelli<br />
tornavo a casa chimica<br />
in chicchi tostati<br />
non ti volevo<br />
mica bene<br />
adesso che ti mischio al lavazza dek per dosarmi<br />
insonnia e lucidità<br />
mi stai a sentire di fretta<br />
ridi di tuo sporchi il piano cottura<br />
della cucina parliamo poco<br />
guardiamo il tempo che fa<br />
fuori al balcone<br />
a voce bassa mentre passo<br />
la spugna sul fornello ancora caldo</p>
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		<title>Papaya</title>
		<link>http://www.santaprecaria.com/blog/2009/08/papaya/</link>
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		<pubDate>Sun, 16 Aug 2009 11:39:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raffaella R. Ferrè</dc:creator>
				<category><![CDATA[pezzi]]></category>

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		<description><![CDATA[il poco significare
e le poche parole
sono in un posto dove non so parlare
anche chiedere che ora sono qui è impossibile
questo treno va a &#8230;&#8230;&#8230;..?
Compro il frasario, mi pento
compro la guida, mi spiace uguale
mi sento a casa mia da tutta parte
per mezza giornata e basta
non posso portare valigia o forcina per capelli
non posso portare eyeliner
senza eyeliner [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>il poco significare<br />
e le poche parole<br />
sono in un posto dove non so parlare<br />
anche chiedere che ora sono qui è impossibile<br />
questo treno va a &#8230;&#8230;&#8230;..?<br />
Compro il frasario, mi pento<br />
compro la guida, mi spiace uguale<br />
mi sento a casa mia da tutta parte<br />
per mezza giornata e basta<br />
non posso portare valigia o forcina per capelli<br />
non posso portare eyeliner<br />
senza eyeliner morirò<br />
e avrò di nuovo dodici anni<br />
non voglio avere dodici anni<br />
non di nuovo, per favore<br />
il cuore mi si spezzava di frequente allora<br />
ed ero già silenziosa<br />
ma di me dicevano che ero furestica<br />
e che solo all&#8217;inizio parevo<br />
calma placida tranquilla<br />
al pianista, quella sera, io gli ho detto: dammi sempre il là per tornare<br />
e dentro chiudermi a chiave<br />
e non chiedere<br />
e non aspettare<br />
specialmente non chiedere e non aspettare lui<br />
non lui che legge, comunque<br />
A Lou Reed chiedo lo stesso<br />
anche a certi pomeriggi alle quattro su via dei Mille,<br />
quando tra mezz&#8217;ora si decide di me ed è colpa sua<br />
e stanotte sul balcone<br />
fra poco tutti dormono<br />
verso le tre anch&#8217;io<br />
i piedi contro il muro<br />
le braccia in alto<br />
lunga più di quanto sono<br />
con le ossa fuori più di cinque mesi fa<br />
domani poi mi sveglio ancora<br />
io mi nutro di: gelato estathé al limone<br />
papaya mango anguria<br />
non so dire: che ora sono, perché, come stai.<br />
Ma so chiedere quanto costa<br />
una determinata certa cosa.</p>
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		<title>Emeroteca</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Jul 2009 18:36:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raffaella R. Ferrè</dc:creator>
				<category><![CDATA[pezzi]]></category>

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		<description><![CDATA[Chiedo il giornale del giorno che sei nato tu
mi aspetto di leggerci gran cose, le cose epocali
e un nuovo sbarco sulla luna
l&#8217;aumento della benzina
e la morte della persona importante che sei venuto giusto a rimpiazzare
Chiedo il giornale e dentro ci trovo
lo sciopero dell&#8217;alfasud
e un disoccupato che minaccia di darsi fuoco
una colonia di topi che infesta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chiedo il giornale del giorno che sei nato tu<br />
mi aspetto di leggerci gran cose, le cose epocali<br />
e un nuovo sbarco sulla luna<br />
l&#8217;aumento della benzina<br />
e la morte della persona importante che sei venuto giusto a rimpiazzare</p>
<p>Chiedo il giornale e dentro ci trovo<br />
lo sciopero dell&#8217;alfasud<br />
e un disoccupato che minaccia di darsi fuoco<br />
una colonia di topi che infesta il rione della periferia</p>
<p>Staccato è ora il giorno tuo dal resto dei giorni passati,<br />
con la testa tra le mani siam rimasti io e gli anni Settanta<br />
spaccati, quasi a metà.</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save"><img src="http://www.santaprecaria.com/blog/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_120_16.png" width="120" height="16" alt="Share/Bookmark"/></a> </p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>New Communication Tasks</title>
		<link>http://www.santaprecaria.com/blog/2009/07/new-communication-tasks/</link>
		<comments>http://www.santaprecaria.com/blog/2009/07/new-communication-tasks/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 21 Jul 2009 13:24:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raffaella R. Ferrè</dc:creator>
				<category><![CDATA[pezzi]]></category>

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		<description><![CDATA[Nella unit 8 la zia di Tim, tale Aunt Mary, dava prova di poca ospitalità. Questo stavo pensando mentre casa si mise a ballare e vidi certi chiodi uscire dal muro come fossero stati trapani al rovescio. Il ferro veniva fuori e sull&#8217;asticella ballava il quadro, la stanza più che tremare pareva rimpicciolirsi addosso a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Nella unit 8 la zia di Tim, tale Aunt Mary, dava prova di poca ospitalità. Questo stavo pensando mentre casa si mise a ballare e vidi certi chiodi uscire dal muro come fossero stati trapani al rovescio. Il ferro veniva fuori e sull&#8217;asticella ballava il quadro, la stanza più che tremare pareva rimpicciolirsi addosso a me, i termosifoni mi venivano contro. Io che stavo nel centro, nel libro Aunt Mary apriva la porta al tizio nero e diceva: do you want some pickles? Li vuoi due cetriolini?</p>
<p align="justify">Il tizio nero rispondeva sempre pregiato. Teneva l&#8217;anima di ferro quest&#8217;uomo, tipo terminator o chessoio, sempre gentile e chiaro: No, thanks, diceva. Allora io arrotavo la lingua sulla <em>th</em> ma sulla faccia tenevo la smorfia del disprezzo profondo. Ad Aunt Mary bisognava dire altro, non solo No Grazie, ma anche vecchia bagascia, io vengo a trovare l&#8217;amico mio e tu mi offri i cetriolini? Lo vedi che la cosa del razzismo non è finita, che io sono nero e allora non mi puoi offrire il caffè perché ti ricordi delle piantagioni? Brutta stronza, tu dovresti offrirmi del thé come da tradizione inglese, il Princes of Wales nella scatola grigia per la precisione, con accanto i butter danish cookies nella scatola di metallo blu, bianchissimi e a contrasto rispetto al mio colore!</p>
<p align="justify"><font color="#ffffff">.</font></p>
<p align="justify">La stanza tremava, io come il tizio nero che mi pare si chiamasse Tom restavo educatamente sulla porta ad aspettare Tim biondo con gli occhiali, venuto dall&#8217;America scollacciata con la speranza di riconquistare la morale perduta nella vecchia Europa, ospitato a casa di sua zia da tre unit. Avrei atteso venti minuti, poi Tim sarebbe stato pronto per uscire e schiattarci la testa in qualche pub. Si trattava solo di stare calmo, invece stavo là teso, la vecchia mi metteva ansia: solo nella unit 12 avrei imparato il suo numero di telefono a memoria e solo allora avrei potuto chiamar prima per accettarmi che in casa non ci fosse stato alcun cetriolino e che Aunt Mary fosse morta di stenti. Allora sì, avrei portato con me un cartone intero di Baffo D&#8217;Oro e pure il Melanù. Nel frattempo la vecchia era davanti a me, manco m&#8217;aveva fatto entrare, piantata sulla porta con la camicia con il fiocco in canna, il sorriso mellifluo da megera e il buccaccio con sti cilindretti verdi in salamoia.Sul fumetto illustrativo le pareti di casa erano giallognole; noi avevamo fatto delle freccette e scritto che i cetriolini erano, in realtà, il pesce ammuffito del professore di fisica che pure il cesso si scocciava di prendere o anche la merda secca di stitichezza di Josephine, la lettrice di Inglese che veniva ad insegnarci la civilizesciòn che noi non ne avevamo mica. Adesso Josephine voleva anche insegnarci educazione sessuale, ma non intesa nel senso delle formule in lingua inglese per ottenere una scopata o nel geometrico fatto di metti dentro e tira fuori, ma nel senso di comportarsi as a man of honour and pride. Sta cosa era venuta fuori quando Rosa Miasullo era tornata incinta dalla gita di secondo superiore senza sapere di chi perché avevamo fatto il gioco di indovina chi stai scopando tenendole gli occhi bendati mentre a turno la fottevamo per due secondi netti. Poi lasciavamo la mano a quello dopo. Manco noi eravamo certi, sapevamo solo di esser cinque, io e Giampiero e anche Nicola, Enzo e il tizio rosso che era stato bocciato l&#8217;anno prima e che tutti chiamavano per cognome. Lui era il solo che Rosa Miasullo aveva riconosciuto, perché alla fine se ne era uscito con una bestemmia stretta nel suo dialetto. Quindi l&#8217;aveva accusato pubblicamente durante la riunione scuola-famiglia.</p>
<p align="justify"> <font color="#ffffff">. </font></p>
<p align="justify">Adesso Josephine, in seguito allo scandalo che era uscito pure su certi giornali locali con toni moralisti sui giovani maschi d&#8217;oggi e la loro capacità di far male, ma solo alla gente scema, ci voleva apparare. Spiegò a noi tutti che dovevamo amare una donna, anche se per venti minuti in gita a Rimini Riccione Ravenna. Che dovevamo usare le precauzioni del caso, fosse stato pure il salto della quaglia. Che dovevamo chiedere il permesso di proseguire in rapporti non canonici sul seggiolino reclinato della fiat duna. E&#8217; che dovevamo richiamare il giorno appresso, che non si capisse che una volta venuti il contratto a progetto si dichiarava concluso, perché pareva brutto, poi che figura ci facevamo, gli dei del paradiso ce l&#8217;avrebbero fatta pagare carissima, hai voglia a chiedere pietà. Josephine ci metteva due sul registro e diceva: make as her was your sister, your sister, your sister. Fate come se lei fosse vostra sorella. Poi si passava alla Unit 8 del New Communication Tasks.</p>
<p align="justify"> <em>1) Tom voleva andare in america da Tim;<br />
2) Tom era ricchione e voleva stare con Tim;<br />
3) Tim come la fica stretta giusta e con il posto letto a Los Angeles per Tom ma stava Aunt Mary con il cetriolino;</em></p>
<p align="justify">Bisognava essere gentili e aggirare l&#8217;ostacolo.<br />
Io tornavo a casa con l&#8217;autobus, mi chiudevo a chiave a tre mandate, aprivo il libro e mi concentravo bene. Pensavo alla freddezza di Tom, al suo aplomb da maschio nero.  Pensavo che Aunt Mary avrebbe potuto pure farlo entrare prima in casa, dio santo, sedersi sul divano, prima di venire con i cetriolini. Questa femmina era così poco ospitale, cristo, tutta tesa a chiedere conferme. Pensavo che alla fine con il fatto che Rosa Miasullo si era impiccata al pennone della chiesa io c&#8217;entravo poco pure se ero stato l&#8217;unico a venirle dentro e pure un poco sulla pancia, che tanto non lo sapeva nessuno. Stavo impettito così, al centro della stanza, quando le pareti si misero a tremare forte e fece il fatto del trapano al contrario e pure la mensola con i tre libri che tenevo si rovesciò sul pavimento. Era il terremoto, non lo so, forse, non lo so, con me c&#8217;era Tom, chiesi a Tom se dovevo fuggire o scappare sotto l&#8217;arco della porta,  Tom diceva No Thanks, No Thanks, No Thanks, io lo ascoltai, restai fermo con lui, dopotutto pure Josephine l&#8217;aveva detto che la chiave era tutta là, dire &#8220;No&#8221; e poi &#8220;grazie&#8221; al momento giusto.</p>
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