Dire no non basta per essere felici (cit.)

by Rrf in fahrenheit451

Oggi presentano alla Ubik di via Benedetto Croce questo libro.

E dopo sta la riunione dei Giornalisti Precari. Non dico niente più.

Nella vita adesso io

by Rrf in niente

A parziale risarcimento
del mio cuore adolescente infranto
Mark e Robbie si vedono ancora
sorridono stringono mani
come a dire: tanto lo sapevate che poi
e anche: ma come, avevate dei dubbi?
per strada gli anni ottanta
non sono mai finiti
c’è un cartellone di pixel neri
luci
grandi quanto una tavoletta di rittersport
a intermittenza
mi informa del giorno e dell’ora
premurosa che non me ne perda una

Ho girato per i Decumani
e in una vetrina c’era questa cartella
hai presente?
camomilla coi fiori azzurri
a prezzo stracciato
ho ricordato di averla sempre voluta
ma mai per davvero
l’avevo solo accarezzata
più di una volta
col pensiero
davanti ad un negozio del paese mio
potevo adesso fermarmi?

Far diventare dita i sogni
è operazione complessa
che quello che non hai avuto
hai imparato a disprezzarlo
a forza di sentire no
ma era l’ultima occasione di
rendermi il maltolto
le code alte ai capelli
la partecipazione alle feste di compleanno
alle assemblee d’istituto
io ci andavo sempre
stavo a sentire, a parlare solo una volta
ai comizi invece
ero quella che faceva la voce
in certe macchine scassate
le casse tenute con il nastro isolante sul cofano
dicevo:
cittadini!cittadine!

Adesso no
non è che non ci credo no
è solo che
vado di fretta con l’emmepitré in mano
e ho pensato che dovevo metterlo in tasca
come mi avevi detto di fare tu
e poi ho pensato no
proprio perché me l’avevi detto tu
il male non voluto
ho pensato
che mi rubino tutto
rubino questo schifo che se cammino veloce
fanno contatto le cuffie
rubino questa merda di canzoni
se uno mi ruba gli grido in faccia
che è un cretino
che dovrebbe scegliere meglio
lo fermo e gli dico
di continuare
prendersi
anche i miei scaldamuscoli
gli chiedo
mi vedi o sei tu mariuolo ma uguale
ti basta prendere
quello che puoi
hai anche tu
biblioteche alle spalle
di psicologia spicciola
raccontami
cosa ti ha fatto pensare
che io meritassi
esattamente questo

C’era questa canzone
era una canzone un poco scema
diceva
“tu davvero credi
ci sia stato un piano
studiato per farti del male?”
la risposta è sì
la risposta è ma certo
detto col sorriso cortese
io sorrido sempre
anche quella volta
che mi è parso di riconoscerlo
il nome era lo stesso
ma era buio e non vedevo bene
e non mi importava poi mica
era passato troppo tempo
tu, invece
quando manchi manchi
quando no no
mi concentro bene sui documenti la burocrazia
il telegiornale
l’ora in cui scendere, quella in cui tornare
controbilancio i pesi
penso che le cose che vanno poi
sono quelle che ricordi sempre
solo perché sono andate
sono quelle che tornano
solo quando non le rivuoi più

E nella vita adesso io
vedo L’ultimo bacio su italia uno più uno
penso che m’hai vaccinata bene o male
e che bene o male niente è successo
stiamo apposto
vado nei locali
guardo in camera
aspetto e-mail in diretta tv
e non vorrei mai non volere
non vorrei mai
con te

Ancora gioco, paraparapapà

by Rrf in petite jeune fille

Con tre giorni di anticipo ché mercoledì si lavora, compio 27 anni

by Rrf in petite jeune fille

se non hanno niente in farmacia/che guarisca dalla nostalgia

Giovedì, ore 18, Fnac Napoli. Sempre se ci arrivo

by Rrf in petite jeune fille

Oggi mi sono persa una busta di Zara. Ieri mi sono persa un ombrello. Speriamo di non perdere anche la calma nelle prossime 48 ore, poi vi spiego perché. Dunque, amichi. Mi connetto prima di scrivere i sottopancia da inviare via e-mail al signore che fa i sottopancia per ricordarvi che: che più tardi ci vediamo da Fnac, il più noto gate spaziotempo della città, voi entrate che fuori splende il sole e ne uscite che sono le nove passate.

Il link all’articolo del Corriere essere qui, più giù essere invece un collegamento al sito della copywriter di provincia più cool che ci sta, Camilla.

Conscia del fatto che il più grande dilemma di noi giovani femmine è “che cosa mi metto oggi?” Camilla ha deciso di dedicarsi alla causa, mettendo la sua fantasia a disposizione di tutte le ragazze che ogni giorno, sospirando, si dicono “non ho niente da mettermi”. Tra loro ci sono anche io e il mio trolley carpisa color argento quindi ecco il post dedica: “come vestirsi per presentare il best-seller che avete appena scritto”.

Veniamo a nosotros

by Rrf in la mia banda suona il porn

A me il 2009 stava tanto simpatico, mentre il 2010 è cominciato in una maniera che non vi dico, se vuole continuare così me lo faccia sapere chiaro e tondo tramite Paolo Fox e io ci faccio una bella croce nera sopra, mi metto sotto le coperte e aspetto i maya e il 2012.

Invece. Se vogliamo apparare le cose, vi dico che giovedì 14 gennaio, alle ore 18, alla Fnac di via Luca Giordano ci siamo io e Paoletto a raccontare La mia banda suona il porn.

Raffaella R. Ferré e Paolo Baron

Ragazzi, il vomeVo vi chiama. Chi non viene dovrà vedersela con il 2010 incarnato in Paolo Fox.

Update
io e Paoletto si è sulla home del Corriere del Mezzogiorno. Qui il link al pezzo

Buoni propositi cui cercherò di tenere fede più di quindici giorni

by Rrf in petite jeune fille

Baci guagliù, vado a giocare a Scala 40.

Capo-Danno (poesia degli anni zero con annessa Perturbazione)

by Rrf in on air, pezzi

Di questo anno quasi da chiudere
come un sacchetto mezz’ora prima del passaggio della nettezza urbana
vuoi tenere qualcosa? hai altro da aggiungere?
Ho sognato di chiedertelo pestando i piedi su quel che pensavo
credendo di aver fatto le grandi cose
i cambiamenti epocali

E’ stato bello pure così, ho detto poi, nel sogno
e piangevo quasi per il dubbio di buttare
da sopra a basso anche qualcosa che avrebbe potuto
tornarci utile
Tu non hai detto niente ma hai invece domandato
se avevo voglia di preparare uova strapazzate

Per inciso, non meriti niente di questo
non lo merita quasi nessuno, comunque
ma dormendo ti ho fatto i pan cakes
ed ero molto contenta che mi sono portata da ridere anche qui
adesso che sono sveglia e mi trucco lenta allo specchio

.

.

(feat. Perturbazione)

Basta una sciarpa per passare da Inga la svedese a Hiina la polacca

by Rrf in petite jeune fille

Salve,

vi scrivo dalla mia pausa pranzo. Saluti dai salatini Doriano. Qui va tutto bene, solo che non abbiamo riscaldamento e fa un freddo porco. Avete presente il Freddo Porco?


adopt your own virtual pet!

Salutate il Freddo Porco.

Voi non avete idea di  come sto imbacuccata. Ho adosso: stivaletti con pelliccetta, vestito di lana e  due capi di abbigliamento che non utilizzavo dalle scuole elementari: la maglia a collo alto e le calze di lana.  Se ci aggiungete il fatto che ho i capelli legati con le treccine avete il quadro completo della mia perdizione.

Bene, torniamo a noi. Stamattina, sotto la metropolitana di piazza Cavour è passato un treno proveniente da Torino, uno di quelli con le cuccette. Una volta raggiunta la banchina i passeggeri mattacchioni hanno buttato dal finestrino le lenzuola di cellophane e un paio di petardi. Il treno portava 570minuti di ritardo e probabilmente quelli che ci stavano su avevano finito acqua e panini da tempo, chissà se s’erano portati le coperte. Io, personalmente,ogni qual volta faccio Napoli Eboli mi porto anche il disinfettante.

Questo natale io non so che faccio, e nemmeno a Capodanno. Me non mi piace uscire molto, comunque, specialmente il 31. Mi piace stare a casa mia a giocare a scala quaranta e vedere Blob. E pure i film, ché la programmazione tv della notte di Capodanno ti fa sperare seriamente in un mondo migliore. Roba che ti mandano in onda Frankenstein Junior e il Rocky Horror Picture Show a distanza di poche ore.

Il mio must cinematografico per Natale, in ogni caso è S.O.S Fantasmi con Bill Murray. Ho programmato una lunga session sotto il piumone con Il Padrino I, II e III + Quei bravi ragazzi + Criminal Minds. Parliamo di Criminal Minds. Le ultime puntate erano paurosissime, Reid è sempre più bello e pure Hotchner (ho volutamente inserito link solo per loro).

Le canzoncine natalizie invece quest’anno niente, a parte i soliti Drifters con White Christmas. Persone non meglio qualificate mi stanno rovinando con Gianni Celeste e “senza e te nun pozz sta pecché tu m’appartien”  e Tony Colombo con “Cenerentola è de Napule”.

Regali natalizi ne ho fatti 3 di numero e devo rapidamente rimettermi in pole position, sennò mi picchiano. Quindi domani pomeriggio, quando finalmente riacquisterò funzioni sociali, devo fare 3294583 regali.

Io che voglio? Non lo so. Per la prima volta nella mia vita sto dicendo a tutti che o mi danno i soldi o fanno loro. Poi mi sono accorta del grave danno inferto alla mia immagine di ragazza con le idee chiare. Quindi:

 - mi piacciono gli stivali alti alti, li ho visti a Piazza Carità passando col motorino, stanno 75 euri (ho la vista lunga)

- mi piace molto un giubbetto di pelle che ho visto da Alcott un mese fa e costava 20 euro.

- mi piacciono un sacco di libri, ma no, non se ne fa niente, non vi rendo la vita più facile. Oppure sì. Se riuscite a trovarmi The driver’s seat di Muriel Spark stiamo pace

- Uh, però mi potete regalare un’agendina! Di quelle bellissime colorate fatte tipo organizer.

- Ripensandoci, l’ho già comprata. E’ nera con le coste rosse. Dentro ci stanno le schede datate 1952

- Voglio un portatelefonino di quelli per il touch screen. Il telefono è rosa, quindi ci vuole un colore che si adatti. Ne avevo visto uno bellissimo di Hello Kitty all’Autogrill, ma una certa persona aveva fretta di tornare a casa quindi niente Hello Kitty.

- Che poi me Hello Kitty mi sta un poco sul cazzo

- Però poco

 - Pochissimo

- Ripensandoci io ce l’ho il portatelefono di Hello Kitty. Solo che l’ho lasciato a casa mia e se l’è fregato mio padre.

- Dunque, mio padre ha superato i 50 e gira con il portatelefonino di Hello Kitty

-Devo telefonare a casa mia

(Reprise)

Non voglio niente più, mi sembra. Si.

Passiamo alle cose mangerecce. A me a Natale servono poche cose base: il mais tostato, il panforte, il panettone con le uvette, i castagnacci, i roccocò e i mustacciuoli. Poi potete cucinare quello che volete voi. Tengo in testa certi spaghetti coi gamberoni che mi ha dato la ricetta un signore che se ne intende, quindi se a casa mi lasciano la cucina proveremo questo. Il punto è che io arrivo a casa mia il 24 a mattina, mi sa che se me ne esco che vado trovando i gamberoni la vigilia di natale mi picchiano. Mamma, se vuoi che cucino io mi fai trovare i gamberoni? Grazie. Poi ti telefono dopo.

Adesso vado, mi ero dimenticata che devo fare i riversaggi. Che ragazza simpatica.

Freddo

by Rrf in niente

Caro,
stamattina mi sono alzata dal letto e ho pensato di uscire quindi
non ti sveglio
devo andare da Alcott e comprare un maglione
anche delle calze
La giacchetta grigia e la gonnella non bastano
che sul motorino fa un cazzo di freddo
specialmente nel tratto Mergellina-Bagnoli, capiscimi
sul motorino non si può essere tristi
al massimo incazzati, allora non ti ho detto niente

Il primo giorno mi tenevo forte a quello avanti che a ogni semaforo facevamo
casco e casco
Adesso ho imparato:
tengo strette le cosce, lo assecondo nelle curve
che possiamo anche prendere
strade panoramiche.
C’è un tratto di costa che ho tirato via con il coltello della rabbia
era ancora sporco quando l’ho rimesso in tasca
e credo fosse solo sangue mio
come quando sono caduta nella porta a vetri
ancora oggi mi trovo addosso lividi che non so
mi hai chiesto: cos’è quello?
e io che stavo seduta a scrivere certi dati importanti
mi sono sorpresa ad essere un poco contenta a saperne
l’esatta provenienza

Dici: dormi piccola e io sì che sono stanca
è per domenica/lunedì
ma anche per ieri
correvo di studio in studio
e avevo una lavagna grande su cui scrivere: ADESSO!!!
Ma è comunque meglio di no
Ti chiamo dal parcheggio, facciamo così,
chiamo e ti dico dove sono
mi metto tra le auto di servizio, col poco di sole e le fumarole della solfatara
e con le dita fredde sul touch screen cerco
di non sbagliare
il tuo numero

Pnl

by Rrf in pezzi

Mia mamma veniva a prendermi fuori dal locale, mi faceva da mangiare e mi diceva che era contenta di me e che sarebbe andato tutto bene. Al locale lavorava un tizio di nome Carlo, lui non diceva niente ma sorrideva assai e io facevo lo stesso perché un poco avevo paura e le parole mi morivano tutte in bocca,  le poche che uscivano erano quelle salite dal fondo stomaco e mi facevano male come un pezzo di pane inghiottito dal lato storto. Bevevo l’acqua bevevo il vino la cocacola per allungarmi il respiro e dire: ciao Carlo io sono Luca lavoro qui come cameriere e tu sei lo chef, questo posto sta lontano 35 chilometri da casa mia e m’hanno preso solo dopo raccomandazione perché io sono ricchione, mi metto il rimmel sugli occhi e tutti lo sanno, nel paese mi guardano male e parlano tutti di quello che significa non avere un padre.

Mia madre mi diceva le cose più belle che si possono dire, mi diceva le cose più dolci perché dovevo imparare a riconoscerle. Diceva che dovevo sapere che oltre i marciapiedi rotti e i secchi d’immondizia che vedevo camminando sulla nazionale le volte che uscivamo a fare la spesa, c’era un bene lungo e largo come i campi di olive e infinite possibilità di raccogliere come succede coi teli arancioni e che era quello che dovevo cercarmi, soprattutto quando passavamo vicino al cincinbar e certi vecchi con le sigarette buttavano avanti il bastone per farmi cadere di faccia e vedere quanto fossi capace di abbassarmi. Allora mia madre mi cantava forte nelle orecchie: nel mio cuor, nell’anima, c’è un prato verde che mai, nessuno ha mai calpestato, nessuno.

Per lavorare dovevo parlare con Carlo, dovevo urlargli contro. La nostra conversazione era risotto ai funghi senza zafferano pollo alla brace costoletta mousse di cioccolato coniglio coniglio coniglio. Mia madre i primi giorni mi aspettava fuori dal posto, seduta nella volkswagen per sette ore. Bussai sul finestrino con la punta delle dita per svegliarla piano e mandarla via forte ma lei risposte di no, disse che io dovevo sapere che lei c’era, e se non lei, che c’era sempre qualcuno. Ok, feci io, ma questa macchina é troppo scomoda. Lei rispose che la volkswagen scomoda era la misura dell’amore e che non dovevo accettare niente di meno. La sera m’addormentavo di fianco a lei che guidava e sotto casa la sentivo accarezzarmi i capelli stopposi. Li avevo tinti di rosso carota prima poi blu elettrico poi fucsia poi neri poi argento, adesso facevano male sotto le mani quando lei mi diceva che ero un leone nato ad agosto con il grano che matura e che dovevo rotolarmi nel sole vittorioso. Pensavo che fossero un mucchio di cazzate, lei diceva che era programmazione neuro linguistica e legge dell’attrazione.

Per questo mi misi a dire forte Carlo Carlo Carlo davanti allo specchio del bagno e Carlo mi prese per le spalle il primo sabato che ci trovammo soli in cucina. Mi prese per le spalle e mi abbracciò tenendomi fermo sullo sterno. Avevo l’orecchio proprio sul suo cuore, lo sentivo battere sullo stesso ritmo veloce mio e allora pensai. Pensai che forse era lo stesso identico anche per lui che il rumore in fondo era quello e chi ero io per confutare  il suono che ci tiene in vita. Poi mi prese per i fianchi e pure lì lasciai fare anche se c’ero meno preparato. E mentre lui prendeva, io non presi niente per me, mi sembrava di ricevere già così, ringraziavo dio gesù maria san giuseppe da copertino li pregavo di perdonarmi e perdonavo loro le cose dolci che sapevo e il lavoro che avevo fatto e le cassette di birra che spostavo e i clienti odiosi del locale che avevano prenotato per la sera e il padrone stronzo divorziato che mi pagava a nero, pensavo che io e Carlo eravamo lì e che avremmo fatto invidia alla gente che entrava a mangiare perchè la gente è sola e noi eravamo due.

Al buio lui si rivestiva e io lo abbracciai da dietro. Le bottiglie tra i nostri piedi tintinnavano, Carlo disse cosa fai non farmi perdere altro tempo e si slacciò le mie mani da dosso come fossero una cinta stretta.
Per strada la sera cominciai ad avere paura anche se c’erano solo dieci metri tra me e la volkswagen. Mi pareva di perdere l’equilibrio e di sprofondare. A volte mi pareva che ero già caduto e sprofondato e adesso stavo morendo in un pozzo come quel bambino alla televisione. Mia madre che capiva sempre tutto disse che davanti all’amore mio per un altro uguale a me lei poteva niente perché c’erano leggi più forti di quelle di chiunque altro, ma quando mi svegliavo sotto casa era sempre lì a parlarmi all’orecchio:

devi proteggerti da solo – diceva -
devi mangiare
e andare alla stazione se vuoi piangere
perché alla stazione non ti vede nessuno
e semmai hai la scusa dei treni che passano
si portano via la gente e tu non la vedi più
ma non devi mai far finta che non ti freghi niente
di te degli altri della persona che ami
a te importa tutto
è tutto necessario
ma nascondi quello che puoi anche quando vorresti mostrare al mondo
le radiografie
perché la gente non ci crede nella sincerità, ha bisogno di pensare che sia
una specie di dono che si fa ai più intimi
sennò la gente pensa che sei scemo
oltre che ricchione
adesso vai
svegliati
e cercati un altro
lavoro

Un paio di cosine di corsa

by Rrf in la mia banda suona il porn

Qui la recensione della Banda che suona il porn uscita sul Mattino un paio di settimane fa a firma di Vacalebre. Oggi pomeriggio, invece Paolo sta su Radio101.

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