gennaio 15, 2012 0

Go Lana, kill kill

By Raffaella R. Ferrè in on air, pezzi, stupite i vostri parenti (cit.)

Questa è una dichiarazione di amore per una donna. La donna si chiama Lana Del Rey e credo abbia poco più di vent’anni (Esistono persone che hanno meno anni di me? Queste persone sanno cantare cose tipo “I’m in love with a dying man“? Non vestono solo abitucci coi fiocchi? Non mangiano solo pastina tempesta? Perché nella mia testa continuo ad avere diciotto anni, venti al massimo?). Comunque, analizziamo il perché di questa mia affezione, che a me non piace essere innamorata di qualcuno o qualcosa senza sapere esattamente il come e il quando, insomma la pazzia vuole una base solida su cui poggiare.

Dunque, la signorina Lana, che è piuttosto bionda e,  da quel che leggo su internet, ha labbroni non proprio naturali, si fa chiamare così per tributo alla Turner, l’attrice, e alla Ford, la macchina. E questo già me la fa adorare. Boccolosa socchiude gli occhi e modula, con una certa nonchalanche e senza perdere un briciolo di tranquillità, una serie di cose che noi femmine ci hanno insegnato che no, non si fa manco sotto tortura:

“Il mio cuore si spezza ad ogni passo che faccio ma spero che l’andare avanti mi dirà che sei mio, camminando per le strade della città,  per sbaglio o di proposito?” ( e uno)

“Mi sento così sola in un venerdì notte, puoi farmi sentire come a casa, se ti dico che sei mio ed è come se te l’avessi già detto, tesoro” (e due)

“Non rendermi triste, non farmi piangere” (e tre)

“Lasciati baciare sotto la pioggia battente, so che ti piacciono le ragazze folli” (gran finale, devo dirlo)

Tutto quello che avete appena letto sta in una sola canzone, questa , che cita anche l’inno cristiano protestante che ripeto come un mantra un giorno sì e quello dopo pure: Amazing Grace.  Lana si lascia accendere sigarette, portare in macchina, il ragazzo la fa ridere e lei non si chiede manco una volta, ma cazzo, se mi fa ridere perché sto male? Perché Lana è consapevole e sa benissimo che lei e lo sfrantumatissimo che la accompagna sono destinati a fare una brutta fine. Quindi poche chiacchiere e fatti baciare sotto la pioggia.

Ovviamente il punto non è legittimare una serie di comportamenti autodistruttivi,  roba che la Extebarrìa chiamerebbe con lo sciogliliungua dipendenza da una dipendente dominante, il punto è che la signorina Lana dice: così stanno le cose, addirittura riesce a farmici ballare su. Non mi credete? Provate anche voi. Qui la nostra è meglio dell’analisi, punta sulla coazione a ripetere:

I’m in love with a dying man, I have done everything I can, trallalà, trallalà

Poi, siccome è una ragazza gentile, chiede al suo fidanzato come stanno l’amico Brian e la sua ragazza. Ditemi che non avete fatto lo stesso, almeno una volta nella vita, ditemelo, serbando la lama appuntitissima nel vostro petto perché vi hanno detto che sennò poi  lui vi lascia.

Ma il vero capolavoro, quello serio, è un altro, perché qui c’è tutta la corona sgranata di cliché, vita quotidiana, sogni rosa tendenti al porpora in taluni momenti,  le piscine, il vestito preferito, guardarsi nude, il profumo, tutto quello che faccio lo faccio per te, il mondo che tutti ti dicono è costruito per due, vivere è tollerabile solo se ami qualcuno, e bla bla bla,  e il verso che fa

Watching all our friends fall
In and out of Old Paul’s
This is my idea of fun

Cosa che potrei tatuarmi addosso sostituendo l’Old Paul’s con il nome di un locale di Piazza Bellini. La canzone si chiama Video Games, credo sia la più feroce e ironica critica alla società (per una cosa altrettanto lucida e vera mi viene in mente solo Camus nel Mito di Sisifo: Bisogna essere Wether, o niente, o forse basterebbe recitare con serietà tutte le pubblicità su make-up, matrimoni, diete, amori impossibilissimi, insomma basterebbe guardare Real Time). Lana è figa anche quando sta mezza sbronza da Jools Holland e prende un paio di stecche non male sul “mi tiene tra le sue braccia grandi, ubriaco, io sto guardando le stelle, e questo è tutto quello cui penso” e la sua vera forza è questa, perché ad esser fighe dicendoci che va tutto benissimo, che siamo felicissime, che le cose migliorano, che siamo realizzatissime donne americane, beh, in quello siamo capaci tutte.

 

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gennaio 13, 2012 1

Perché noi donne si parla di uomini anche quando non si parla di uomini per niente?

By Raffaella R. Ferrè in petite jeune fille

“In fondo l’idea della liberalizzazione delle licenze dei taxi non mi sembra male”
“Mmm, che poi ai tassisti gli danno anche la doppia licenza”
“Sì, proprio così. Raffa, tu che ne pensi?”
“Penso che non ha molto senso raddoppiare l’offerta su un mercato che non esiste”
“Spiegati meglio”
“Okay, esempio pratico?”
“Sì”
“Mettiamo che state frequentando un uomo”
“Tutte e due?”
“Sì”
“Assieme?”
“Sì”
“L’una all’insaputa dell’altra?”
“Sì. Insomma, vi vedete qualche volta in giro, poi quando chiedete a quest’uomo di scegliere, decidere, insomma darsi una mossa, lui vi risponde: Eh, ma sai, io non voglio una storia, non credo di esserci portato, mi costerebbe troppo, ne sono sicuro, non funzionerebbe, vedo anche altre persone, voglio tenermi aperte le possibilità. Ci vediamo quando capita, quando ne ho voglia
“Ho presente la situazione”
“Anch’io”
“Bene. Voi non demordete e cominciate a pensare che si tratti di un problema di competizione, intendo tra di voi”
“Ahà”
“Quindi vi ritrovate ad essere sempre disponibili, gli lasciate numero di telefono, email, anche codice fiscale. Lui scende e vi trova sotto casa, esce da lavoro e siete lì, e le rare volte che si ferma con voi gli ripetete: Con me sarai sempre tranquillo, sono diversa dalle altre che vedi, anche dalla mia amica
“Mmmm”
“Sì, proprio così, voi mantenete la posizione, anche quando lui passa avanti senza calcolarvi minimamente”
“Mmm”
“Anche quando lo vedete con un’altra”
“Mmm”
“Anche quando avete speso un patrimonio per la carrozzeria. Perché è così che si fa”
“Non credo”
“Ecco, questa è la liberalizzazione”

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dicembre 30, 2011 0

Portraits of women on the last good day of the year

By Raffaella R. Ferrè in pezzi

Carla
Oggi è l’ultimo dell’anno e Scarlett Johansonn è felice, sta scritto sul sito internet per donne che vedo la sera prima di coricarmi. Esce una specie di stella in pop up, tutta brillantini e scie luminose, poi compare lei in vestito rosso. Oggi è felice, ieri era particolarmente stanca. Posso pure cliccare per vedere come starà domani e una volta l’ho fatto pure ma spingermi nel futuro mi ha lasciato vuoto il giorno appresso e io credo che bisogni sempre rispettare i tempi, non anticiparsi le cose. La stellina che mi avvvisa dello stato d’animo della mia attrice preferita è una impostazione a scelta di questo sito internet dove posso anche fare l’oroscopo, tenere conto del mio bioritmo e del mio metabolismo basale. Ormai so che è tardi e che è ora di andare a dormire non perchè sento la stanchezza o guardo l’orologio, ma perchè è comparsa la stella. Quando Scarlett è di cattivo umore mi chiedo sempre perchè, se le si è spezzata un unghia,se il disco che ha fatto non è andato bene, se la parrucchiera le ha sbagliato il colore o si è rotta la cinghia degli stivali da cavallerizza. Non è che non penso che possa essere di cattivo umore per un motivo più serio, è solo che non ce la vedo, cerco nei film che ha fatto l’espressione tipo dolore ma non la trovo. Trovo quella triste che pure le riesce bene, ma poi arriva Bill Murray e le passa tutto. Mio marito non è proprio Bill Murray. Si gira nel letto la notte e fa le puzze come se io non ci fossi, forse veramente non ci sono. Non ci sono nemmeno quando mi spoglio, quando mi faccio la doccia, quando mi metto le calze e penso a come se le mette Scarlett, penso ai dettagli che potremmo avere in comune, tipo l’unghia del piede, e allora mi concentro perchè in quell’unghia io sono Scarlett, le mie cellule sono le sue, morte entrambe ed entrambe dipinte di rosso.

Liù
Mi ha toccato la pancia e mi ha detto: dai, vieni dentro. Sorrideva, ma ha capito presto che dentro non sarei andata, non da sola. Io rimanevo come stavo: stesa, immobile nel buio, al vento del quinto piano. Allora si è abbassato sulle ginocchia e sbuffando mi ha preso blaterando di fuochi d’artificio che m’avrebbero sicuro spaventata. In casa mi ci ha portato di peso e io mi sono lasciata alzare e posare perché davanti a lui non avevo scelta e non avevo voce, non ho tirato fuori le unghie e lui ha vinto. Arrivato alla sedia di plastica, l’unica rimasta dal trasloco, ha aperto le braccia e mi ha mollato in un colpo. Si è liberato presto di me e non ho capito che si trattava solo di un’anticipazione di quello che sarebbe successo poi. Eppure dei suoi gesti misurati e teatrali io ho sentito l’intenzione lunga di farmi sapere perché non potessi dire, un domani, di non aver immaginato che. Le braccia lui le ha alzate prima al cielo e poi le ha lasciate cadere molli sui fianchi, come un direttore d’orchestra che tiene in mano la musica e quando chiude il pugno, beh, allora significa che la musica è finita. Fortuna si è ricordato di aggiungere i croccantini alla ciotola.

Valentina
La sera della domenica si trovavano in cucina, lei e sua madre. I pezzi di stoffa guadagnati al campo recavano tutti il motto della compagnia e c’erano disegnati bambini che guardavano attenti da dietro una lente d’ingrandimento, bambini che pregavano assorti alla poca luce di un finestrone gotico, bambini che suonavano la chitarra con tranquillità, bambini che accendevano il fuoco con maestria. Tutti questi bambini prodigio andavano cuciti sulle maniche della camicia azzurra scout come fossero mostrine e armi magiche. Valentina aveva la toppa del bambino che cucina per il resto della squadriglia anche se l’unica volta che aveva avuto il compito di preparare da mangiare aveva usato la panna per dolci al posto della panna da cucina. Tutti avevano mangiato i suoi strani tortellini, le avevano fatto pure i complimenti ma lei sapeva che a casa sua l’avrebbero scormata a sangue. Alla fine dell’anno, quando aveva salvato due cuccioli di cane chiusi in un sacchetto di plastica, le avevano dato la toppa più ambita: nel disegno stava un bambino tenuto per mano da suo padre. Il padre sorrideva orgoglioso della vicinanza come se il bambino avesse superato un’ardua prova prima di giungere al cospetto del genitore. Valentina era tornata a casa felice ed entrando in cucina aveva fatto il saluto scout a sua madre come quella gente che va all’estero e quando rientra in patria si sorprende a parlare in lingua straniera. Il saluto scout era un saluto significativo: si univano pollice e mignolo mentre il resto delle dita restavano alte e dritte e stava a dire: che il più grande protegge il più piccolo davanti alla comunità. Ma sua madre l’aveva guardata e non l’aveva riconosciuta, le aveva visto negli occhi una certa luce di contentezza che non sta bene quando tuo padre è morto da un mese e mezzo.

Sandra
Si sta innamorando. Non è una cosa buona. Quando Sandra si innamora è un disco di De Andrè una bottiglia di vermouth un letto senza fare e tazze varie di caffè. Entra nella stanza della sua coinquilina assente per le feste, si prova le sue magliette per sentirsi un’altra, prende un mozzicone di camel dalla ceneriera. Lo raddrizza, ci toglie la punta di bruciato, lo riaccende e tira forte. Sa di acqua sciacquata. Spegne il tizzone in un bicchiere d’acqua marrò. Scrive haiku:

Amerò mai me/ la mia faccia disegnata di mancanze/ Il piccolo cancro che non si dice/ Sono minimi sbagli a tagliuzzare pelle bianca muta/ A chi potrò raccontare all’orecchio/ paure calde come coperte/

Crede nelle rune celtiche, nell’oroscopo cinese e in Paolo Fox. Ascolta musica su youtube e aggiorna il tumblr. Veste completini intimi da porno spinto. Si mette nel letto nuda.  Poi ha freddo, si alza, si mette il pigiama e si concentra sulle sciagure del telegiornale. Cerca un contropeso alla forza che le preme il basso ventre, cerca di ristabilire l’equilibrio delle cose con due tre quattro incidenti mortali. Legge le cronache. Cerca su repubblica approfondimenti morbosi. Si iscrive ad un corso di tecniche di regia e montaggio cinematografico. Al corso dicono che Vivien Leight in Psyco ha sempre vicino un elemento di salvezza: una finestra, un libro di preghiere, un telefono. Se fa una brutta fine è perchè se l’è scelta. La radio dice che tutto l’universo obedisce all’amore. Ma Sandra non ne è sicura come Franco Battiato.

Luisa
Quando era arrivata a Napoli il primo giorno la città le aveva fatto un effetto buono, le aveva ricordato di lei bambina, i treni, gli zii di Quarto, e suo padre che se la costringeva a far a piedi dalla stazione a piazza Dante. Le strade manco le sapeva ma una volta arrivata a Monteoliveto aveva ricordato tutto tutto, pure le scale della posta dove una volta si mettevano gli ambulanti. Suo padre ci andava sempre, faceva la raccolta dei francobolli, li aveva tutti di tutti i paesi disposti ordinati in un album. La mattina che l’avevano portata d’urgenza al policlinico suo padre era salito nella macchina dietro l’ambulanza, poi una volta entrati sulla tangenziale l’avevano perso di vista. Era tornato che lei si era già ripresa dall’anestesia. Aveva un paccotto nuovo di francobolli, ne aveva trovato certe giapponesi bellissimi con il monte fuji e i fiori di ciliegio. Luisa l’aveva mandato a fanculo, poi si era pentita, l’aveva chiamato e si era fatta portare le sigarette. Fuma anche adesso che ha deciso che la vita sua deve cambiare e che quello che viene è l’anno giusto per aver tutta la ragione necessaria. La casa dove deve andare a vivere con Antonio manco l’ha vista ma le piacerà comunque, al quarto piano di un parco con il custode. Per arrivarci si prende la metropolitana collinare, si passa davanti alle stazioni signorili dove i controllori chiedono il biglietto, poi passato il Policlinico nessuno chiede più niente a nessuno.

 

The waiting game - Txema Salvans

 

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dicembre 17, 2011 0

Se alla domanda “Cosa vuoi per Natale?” rispondi “Fai tu” non è detto che tutti capiscano che vuoi i soldi

By Raffaella R. Ferrè in petite jeune fille

Ho comprato una Stella di Natale salendo, per la modica cifra di sette euro. La Stella di Natale ha cominciato a perdere rami lungo le scale del vicolo e io non sono tornata dal fioraio a ricordargli quanto è bello il Natale con un occhio ammarrato perché arrivata davanti alla porta ho scoperto che in casa non c’era nessuno. Muahhahahahaa. La Stella di Natale può perdere anche tutte le foglie mo, non fa niente, metto Michael Bublé e raggiungo la pace dei sensi.

Finiamola con le cose autoreferenziali e parliamo di pubblica utilità. Ecco a voi un paio di cose che dovreste sapere circa il periodo natalizio.

1) Se alla domanda “Cosa vuoi per Natale?” rispondi “Fai tu” non è detto che tutti capiscano che vuoi i soldi;
- se vuoi i soldi, ti capiamo;
- mio nonno è d’accordo, da piccole ci si presentava da lui, si recitava la poesia davanti alla porta e lui poi ti dava la ‘mberta;
- la ‘mberta di mio nonno non era gran cosa;
- per questo noi nipoti non ci restiamo mica male quando mio nonno ci telefona in anticipo di un paio di settimane sul natale e sulle altre festività e ci avvisa che la ‘mberta non si porta più;

2) Se vi fate un giro per il centro in questi giorni, non finite a piagnucolare sotto l’albero gigante cui stanno appese le letterine. Il perché è esplicato nelle foto che seguono:

 

Lei vuole la pace nel mondo, l’amore di un ragazzo, e incontrare Lady Gaga

Antonio si affida al caso

Cara madre, mi voglio cambiare (cit.)

Cuore azzurro

Cuore azzurro bis con velatissima minaccia

Questa signorina ha visto troppe volte “Miracolo sulla 34° strada”

Serena è un must, l’associazione Bibbia – Mutandine

3) Se non ne potete più di accendere la tv e trovare amori sotto l’albero e storie d’ammmmore con 35 emme, avete ragione. Vederle sotto Natale significa stare poi sotto botta. No, non ci casco. Vorreste forse dirmi che vi vedete Serendipity e non succede, dopo secondi cinque di visione che: a) Pensate che non avrete mai una storia tanto bella; b) Pensate che forse dovreste essere VOI a fare qualcosa perché la vostra storia sia più bella; c) Mandate un sms zuccherosissimo alla persona con cui state; d) La persona con cui state risponde in una maniera che fa sembrare Leone di Lernia un uomo chic; e) Piangete come un vitello; f) E manco spegnete quel cazzo di televisore. Per dire, io ho visto appena tre secondi del trailer likato qua sopra e già mi stava venendo una cosa. Full metal jacket invece no e voi Full metal jacket dovete vedere. Full metal jacket vi vuole bene. Non mi credete? Guardate questa scena e ditemi che impulso di inviare sms vi viene, su. Giacché ci siete, ripassate anche la battuta topica – Quelli che corrono sono vietcong, quelli che restano fermi sono vietcong molto ben educati – e al posto di vietcong mettete il vostro nome. Provate ora ad immaginare cosa succede a stare fermi.

 

ndr: questo post sta indicare quanto sono stata buona quest’anno, per il regalo fate voi.

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novembre 25, 2011 0

What it feels like for a girl?

By Raffaella R. Ferrè in pezzi

Partiamo da un presupposto: tu non sei me. Non sai se sia piacevole essere me o meno. Non ti sei mai chiesto di questi capelli, della faccia, delle labbra. Delle tette, ad esempio. Per te vogliono dire nord, pezzi di pane, sofialoren; io che me le sono trovate senza sceglierle ho imparato che spesso vengono prima di me pur essendo me, e non conta la maglietta che indosso, se sono esausta o felice, non importa. L’imbarazzo di sapere quello che vede un altro è una cosa che si impara presto e la prima volta che ricorderò sempre non è quella in cui sono stata accarezzata in un certo modo, ma quella in cui ho capito che per un altro io non ero il mio corpo, e gambe spalle braccia potessero essere restituite dopo l’uso come un vuoto a rendere, un fiasco di vino. Partendo dal mio corpo si poteva dire di me, ma sempre e solo parlando per metonimie, parti, pezzi, macelleria, pesi e misure. I filosofi che hanno teorizzato il dualismo dovevano essere tutti maschi, quelli che credono che la bellezza debba nascondere per forza una tara, l’orlo scucito di un vestito, pure. Nasce qui la rabbia di non poter passarti, come un raffreddore, il pensiero che la cosa più intima che mi riguarda sarebbero le radiografie di un ginocchio messo male, non fosse altro perché sarebbero prova evidente di un dolore che non si vede mai. La cosa sarebbe praticamente risolvibile se non fosse sconveniente: mi stamperei in fronte la scritta “vulnerabile“, così tu uomo vedresti anche quella.

Una donna, nella giornata mondiale contro la violenza sulle donne

 


Oggi, alle 18, alla Mondadori di piazza Trieste e Trento, Napoli, presentiamo la raccolta “Non è un paese per donne”, vi aspetto; sempre oggi e anche domani a Milano, al teatro Litta, c’è la rassegna cinematografica “Siamo Pari! La parola alle Donne” con l’obiettivo di accrescere la consapevolezza sulla condizione femminile in contesti difficili utilizzando un linguaggio immediato e coinvolgente come quello cinematografico.

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novembre 6, 2011 0

Pranzo della domenica

By Raffaella R. Ferrè in petite jeune fille, pezzi

Antipasto
Mentre Eva seduta in cucina pensa al suo uomo,  l’uomo è comodamente seduto svariati chilometri sopra la nostra testa e sfoglia pigramente un libro. La cosa risulta incredibile, lo so, quindi diremo, per economia di pensiero, che egli è nella testa di Eva e nella cucina di Eva più vero, e sicuramente più suo, della figurina innaturalmente calma stagliata contro cielo, in un tubo di metallo tenuto su da leggi fisiche incomprensibili ai più.

Primo
Amore è una cucina, mai entrarci quando si ha fame, o anche quando non ne si ha. Voglio dire: la cucina è il luogo più pericoloso di una casa, è in cucina che si consumano delitti, date un occhio alle cronache ma anche alle analisi del sangue, stanno là coltelli e colesterolo. I coltelli, quelli utilizzati per uccidere, di solito vengono acquistati per esigenze ben diverse: tagliare un pezzo di salame, una fetta di pizza, tocchetti di melenzane, chessò. Eva non pensa con intenzionalità di infilzarci un polmone o qualche organo minore. Eva non pensa al grasso che ostruisce le arterie, al sale che alza la pressione. Eva comunque non è disposta ad ammetterlo. Come noi tutti, tutti potenziali assassini senza saperlo. Sicuro tutti bugiardi.

Scarpetta
Presto l’uomo scenderà dal cielo,  una specie di Gesù tornato in terra. Allora Eva e la cucina e lo stato di grazia che ci vede seduti a mangiare accanto a lei che pensa a uno che non c’è (e che non sia poi questo Amore?) beh, andrà a farsi benedire.

Secondo
Su questa terra solo benedizioni laiche, dice lui. Nella testa di Eva che disegna solitamente parabole rosa – alle femmine ci vuole poco per far di una stronzata grande romanzo epocale – è diventato Heathcliff cime tempestose le guglie ci sono faccia scura e orgoglio pure, e lei Cathy che prende freddo fuori dalla finestra morrà. Nessun perdono divino è prospettabile, siamo nel 2011 e il Napoli ha anche perso col Bayern Monaco. Chiedere generosità è più complicato che chiedere un mutuo in questi giorni di paventata recessione: vogliono tutti lettere, vogliono tutti garanzie, scritture private, accordi, ma la migliore relazione è sempre una srl, società a responsabilità limitata, dove non importa che l’unione duri quanto che non rompa troppo il cazzo al momento di inesorabile caduta economica . Amore se ne va a puttane e fa bene, è pratico, concreto, razionale.

Contorno
Quando ha conosciuto Adolfo non aveva granché fame, anzi, Eva si era imposta un regime strettissimo che prevedeva rimanenze di brodaglie passate e qualche snack ipocalorico da consumarsi all’urgenza. Ad Adolfo gliel’ha detto: Guarda, non è il caso di mettersi a mangiare assieme, c’ho lo stomaco delicato io, lo stomaco sottosopra, la gastrite, l’ulcera, gli spasmi, un fritto potrebbe uccidermi, un boccone rancido avvelenarmi, un ossicino, una spina spaventarmi e farmi votare al digiuno totale per la vita, anoressia più che come patologia come legittima difesa. Adolfo l’ha rassicurata mostrandole credenziali degli ingredienti usati per la pietanza che le si offriva di consumare assieme: primo taglio di cuore, ottima scelta di affinità, controlli di qualità sulle chiacchiere, tutta carne italiana carezzabile al 100%, così belle e rassicuranti le cose sono solo alla Coop dell’Arenaccia, fidati, ti lascio vagliare, assaggiare, ci andiamo piano, abbiamo tutto il tempo, abbiamo minimo due anni due anni due anni come dice Totò al cuoco in Miseria e Nobiltà. Poi Eva si è seduta al tavolo e ha scoperto che  era lui quello a dieta.

Dolce
Eva ne fa uno ottimo, è lei.

Caffé
Eva ne fa uno ottimo e quando gira con forza zucchero e prime gocce di liquido scuro nell’apposito contenitore sembra una capace di tutto. A pensarci non ci si crede che quest’Adolfo qui si stia giocando pranzo cena e dolce senza aver mai assaggiato il caffé della donna che lo ama. Eva sente il nostro pensiero e si fa triste di quella tristezza muta che è delusione e attesa assieme. Una volta le hanno detto pensando di farle un piacere: Smettila, tra dieci minuti non sarà cambiato nulla. Era piccola allora e ancora non conosceva i trucchi del tempo che anche quando corri sembra non passare mai quindi si illuse di poter correre. Poi ha cominciato a chiedersi quale equilibrio poteva mai esserci in un moto costante perpetuo continuo, il dolore del non potersi fermare senza credersi arresi, più che una vita era maledizione, di quelle che gettano addosso le vecchie di paese: Vi dovete muovere sempre, muovere sempre, muovere sempre. Eva ha capito che la cosa migliore era far correre gli altri e restare lei ferma, offrire pranzi come questo, dove chi viene conta e chi non viene conta il doppio.

Sigaretta
Eva fuma. Quando le dicono che fa male risponde che fanno male anche molte altre cose.

Amaro
Lo portiamo noi, e possiamo ora prensentarci quali amici di questa donna. Ci chiamiamo Realtà, Franchezza, Distanza, Distanza aspetta un figlio, si chiamerà Altrove dice, o forse anche Stanchezza, e lo fa carezzandosi la pancia già tonda. Siamo qui oggi ospiti, per tenerle compagnia, parliamo parliamo parliamo a lei che non ascolta, porta alla bocca il bicchiere e brinda e chiede sorridendo: Hai ancora fame?

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ottobre 27, 2011 1

La Salsa spiegata a Nadia Comaneci

By Raffaella R. Ferrè in petite jeune fille, pezzi

I
Nadia,
l’esercizio continuo del dolore non salva
ti guardo  su youtube, bambina
sfidare vuoti gestibili
(sono solo spazi in cui non abbiamo ancora
allargato le braccia)
sai niente tu dei tram nelle mattine umide di pioggia,
niente delle vie scure da fare al ritorno col cappello calcato sulla testa
e la maestra con la coda di cavallo che non ha pena quando ti insegna:
che la velocità è una questione di spostamento del peso;
……………………………….. che per spostare i pesi devi contare i passi;
……………………………….. e che per contare i passi devi star concentrata
………………………………..(su quello, nient’altro);
………………………………..e che la musica serve a questo in fondo, ad illuderti di non contare
………………………………. sempre
………………………………. comunque
………………………………..quanto manca al prossimo sbaglio

II
Nadia,
fare della distanza un ballo
non è cosa che costa poco
personalmente pago 50 euro
e altre 20 di iscrizione ad un corso che promette di fornirmi
approfondite lezioni
sui tempi di un altro
la gestione di un terrore semplice
sola davanti allo specchio
provarmi addosso movimenti come una volta facevo con le carezze
cose per cui bisogna essere in due
imparare prima che l’altro arrivi bisogna
e ridere se ti pesta i piedi
sapere che allo spazio fisico che c’è di solito tra le persone
(corpi diversi per quanto vicini al punto di morbidezza)
devi aggiungerci quello voluto
(dall’uno, dall’altro)

III
Nadia,
la paura più forte dopo una giornata intera a leggere
bollettini d’allerta meteo
è che il palazzo in cui sta la scuola crolli
mentre io preparo la vuelta destra
aspetto che la lezione cominci sotto la pioggia
fumo e stipulo patti di stabilità tra me e le impalcature
mentre gli altri colleghi (come chiamarli, altrimenti?)
discutono se sia l’uomo a portare la donna
o al contrario, sia la donna a dover accompagnare e far cenni con gli occhi
la soluzione è che una donna che balla la Salsa da sola ci può stare
un uomo nei casi migliori invece è: (spuntare una casella)
- uno che vuole farti ridere;
- uno che vuole farti piangere;
- uno che vuole farti;
e quando attacca la musica mi dico che alla fine si muore tutti
e che continuo a preferire di morire ballando la Salsa piuttosto che.

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