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Per spunti e commenti, grazie a
Questi li ho scritti io
e per uno strano caso li trovate anche in libreria
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Questo blog è pubblicato sotto una licenza Creative Commons . Storie, disegni, pezzi di grafica e azzeccamenti sono miei e dove non sono miei ci sta scritto perchè io non sono maligna. Se prendete qualcosa siete pregati di avvisare la sottoscritta, o anche di chiedermi in moglie, fate un po' voi.
Femmina Buffet (a S.)
Categories: pezzi
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Come i buffet dei matrimoni siamo
femmine
il reggiseno balconcino al posto delle tartine
ben disposte sul vassoio lungo della serata
la gente fa il cerchio intorno e mangia
fin dove arriva la mano
senza guardare oltre i rustici col wurstel ché forse non ci si arriva nemmeno
la gente è
pratica
concreta
realista
non prende impegni per dove non si tocca col dito
certi altri fanno il giro lungo
allumano da lontano come i pescecani in quel film di cui abbiamo parlato
a telefono e io piangevo e tu mi dicevi che sì, i pescecani sono un bel paragone
per quelli che il buffet guardano di lato
cercando di distinguersi dalla massa dei cafoni
ché pure che tutti si mangia uguale
bisogna mentenere distacco
anche dalle patatine più gusto.
Per convertire questo file ho fatto i salti triplomortali
Categories: cucina editoriale - on air - santa precaria - television
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Qui, registrato con il telefonino di mia sorella, l’audio delle Inondazioni Vulcaniche, trasmissione condotta da Gaia de Nicola e andata in onda su MetropolisTv qualche settimana fa. In presa diretta potrete auscultare: il gatto cenere che quando ha sentito la mia voce per televisione si è messo a miagolare, il traffico e mia madre con un giudizio conclusivo.
Accadde Mario
Categories: pezzi
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accadde mario
come succede agosto
ti chiami il mare dalla statale
e quello ti risponde, presentandosi azzurro
ti promette quel poco
che c’è da promettere
per farti passare i semafori
gli incroci pericolosi
le rotatorie di traffico
e santa cecilia
equipaggiata a mario
come sei equipaggiata al sole
le creme
le protezioni
gli occhiali
e sai che le scottature sono ancora nel prezzo
farai il gioco delle lentiggini da contare sul naso,
pure quello della pelle morta da tirare
e nell’autobus, al ritorno,
muoverai le dita dei piedi, per sentirci la sabbia.
.
.
disclaimer:
il nome mario è incidentale, avevo bisogno di un nome semplice.
Nostra signora della Riggiola
Categories: pezzi
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Gigi D’Alessio teneva in mano le chiavi del mondo, comprese quelle di certe stanze segrete in cui si può entrare solo la notte. Lui entrava dappertutto, passando dalle televisioni e dalle finestre, dagli spifferi delle porte, sapeva pure le cose che non si possono dire se non cantando. Mettiamo il caso: vuoi dire al tizio che ti ha spezzato il cuore a più parti, passandoci sopra prima col calcagno, poi con la ruota dello scooter e infine col camion a rimorchio che guida la mattina per consegnare le riggiole ai cantieri, che nonostante ciò ancora gli vuoi bene, che il bene tuo si è esteso per mancanza del suo, che il bene tuo è una specie di cementina liquida sul pavimento, riggiola dopo riggiola dopo riggiola a coprire tutta la superficie cucinotto-soggiorno. Allora Gigi D’Alessio ti aiuta, ti può aiutare solo lui con Sconfitta d’amore. Se Sconfitta d’amore non riesce, allora si passa a Nu piezz ‘e carta.
Marina aveva quindici anni e la sera , quando si stendeva sul letto a castello, dal soffitto, così vicino alla testa che bisognava alzarsi piano piano, scendevano su di lei, uno ad uno come certi dei dall’olimpo, tutti i neomelodici inventati da Gesù. Gesù stava leggermente più in alto, in plastica di poliuretano, fissato alla cornice di stucco del lampadario in una fila di lucette elettriche che gli illuminavano i capelli ritmicamente. Gesù aveva gli occhi semoventi, tu lo guardavi dal basso del lavandino del bagno e lui ti riguardava, tu lo guardavi dall’alto del letto a castello e lui ti rispondeva allo sguardo come un muratore fuori alla finestra. Ogni tanto Gesù faceva anche il finto tonto, restava con le palpebre arricciate come si fa sotto una sfera di sole; allora Marina faceva finta di niente per un poco, poi scapuzziava appena, avanti e indietro con la testa, e Gesù tornava subito a funzionare e a seguirla con lo sguardo. Gesù semovente era un poco come gli altri uomini, pensava Marina. A volte, Gesù semovente era anche un poco come Raffaello nel video ufficiale di Giuro che ti amo. Marina, stesa sulla pancia a provarsi addosso le carezze di tutti i neomelodici, allora sbagliava obiettivo e dai poster di carta passava al busto in poliuterano.
Nei momenti in cui senti cantare per te Rosario Miraggio con Male, non capisci assai, pensi che veramente non hai scelta tra il pericolo e il piacere, che sono quasi la stessa cosa, punti estremi della stessa asticella. L’asticella porta il nome tuo e questo è abbastanza. Marina dopo si vergognava sempre un poco, scendeva dal letto a castello strisciando piano piano sulle lenzuola per non tozzare la capa sotto al soffitto ed evitava lo sguardo semovente con cura.
Lo stesso aveva fatto con Fabio, la sera che avevano scopato sul furgoncino. Lui aveva ventisette anni, stava a casa con la madre e la sorella, faceva il piastrellista da cinque mesi e mezzo e l’aveva fatta passare dietro dicendole di stare attenta a stendersi sulle riggiole, che si poteva scheggiarle, si poteva addirittura romperle, cosa avrebbe detto, poi, al capomastro? Il capomastro era uno stronzo, quando cominciava una nuova pavimentazione cercava sempre di litigare con qualcuno, nello spazio fra la posa a terra della cementina e quella delle piastrelle. Fabio lo raccontò a Marina pulendosi coi fazzolettini di carta e dall’autoradio veniva Gianluca Capozzi con Quando t’annamure; Fabio raccontò, rimettendosi i jeans, della volta che il capomastro si era preso a schiaffi da solo davanti allo specchio dell’ascensore e raccontò, mettendo in moto, della volta che il capomastro aveva stretto forte la bottiglia di Peroni fino a scheggiarsi il palmo. Marina chiese il perchè, con la voce metà divertita che hanno le femmine quando non vogliono farti capire il dolore, e Fabio, con le unghie a grattare una macchia di stucco sulla stoffa tesa della gamba sinistra, rispose che il capomastro lo teneva quasi di buon augurio: si era capito che alzava la voce apposta e se la prendeva coi guaglioni per niente, ma quando si portava una mano alla bocca mordendosi forte il dito indice a trattenere l’arto lo faceva sul serio, come un cane con l’osso. Pareva fosse alla ricerca di un po’ di sangue: c’era bisogno di un sacrificio, perchè la casa venisse su solida. Marina, quella sera, scese piano piano dal camioncino, scivolando quasi a terra con le gambe molli, senza guardarlo. Le piacque che Fabio l’avesse salutata con un bacio sulle labbra, quello sì. L’incontro era stato perfetto, circolare, notturno, come gli incontri sognati coi neomelodici. Si nascose dietro il portone e lo vide far manovra nel vicolo stretto, lo vide girare l’angolo e mettersi a ridere. Fabio rideva sempre per le cose che non capiva, mostrando al mondo una fila lucente di denti bianchi, squadrati e duri, perfetti, dritti come una livella.
Il giorno appresso, Fabio, con in bocca ancora il sapore del caffè tutt’uno con il sapore del sonno, scoprì che il capomastro per quella pavimentazione poteva considerarsi apposto: le riggiole bianche, sul retro del furgoncino, tra segatura e il resto delle sfravicature, erano adesso un solo sangue.
Dite che è pubblicità occulta?
Categories: television
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Intanto, questa mattina, se comprate Metropolis quotidiano, ci sono io. Questa sera, alle otto e mezza, se mettete su Metropolis Tv, canale 902 di Sky, ci sono sempre io, intervistata da Gaia De Nicola nelle Inondazioni Vulcaniche.
Ho molto scorno.






