Raffaella R. Ferré

Scrivo. Ho gettato tanti semi di parole che dovrei camminare in un roseto. Sì, so delle spine.

Finito il tempo degli europei,
è cominciato quello dei pomodori (cit.)

Lug
12

È cominciato il periodo in cui la gente prima mi manda in avanscoperta nei locali, utilizzando il fatto che sono bionda come fosse un ariete, e poi mi dice: “Vedi di parlare dialetto mo che entriamo”.  Non so se tengono più alla mia incolumità o al portafogli: si presuppone che mi si possa scambiare per straniera – svedese, russa, comunque nord, i capelli, gli occhi, la pelle che esce dai pantaloncini – e che di me si possa fare quel che si vuole.  Forse per farsi prendere per culo in questa città serve un passaporto straniero e non mi avevano avvisato?

È cominciato il periodo in cui fa troppo caldo per fare quasi tutto. Tanto tempo fa ho letto in un libro che l’inoperosità dovrebbe essere proibita, come prevenzione ai pensieri. Una volta ero d’accordo. Il punto è che ci ho scritto un romanzo su quello che succede a non avere niente da fare d’estate, questo libro è stato selezionato dalla Giuria del “Premio Fiesole Narrativa Under 40” e andrà a concorrere all’edizione 2012: la cosa mi fa pensare che magari queste fasi silenziate dell’esistenza siano, infine, utili.

Va bene, la dico tutta: d’estate, io mi scoccio.
D’estate, se sono carina con voi, è perché davvero vi voglio bene.
D’estate, se non sono carina con voi, domandatevi il perché.
D’estate, non domandate il perché a me.
Finito il tempo degli Europei, è venuto quello dei pomodori all’insalata, dei saldi, del mal di gola da aria condizionata. Il tempo in cui mi ricordo che esattamente 9 anni fa, è successo qualcosa per cui continuo a dire: mi ricordo che.

Intanto Katie Holmes e Tom Cruise si sono detti addio. Pare che lei abbia dichiarato: “Ho capito tardi che non eravamo sul set  di Dawson’s Creek”.
Anche Vanessa Paradise e Johnny Depp si sono lasciati, purtroppo in clamoroso ritardo sulle nostre fantasie erotiche su Johnny (le mie si sono fermate a Edward Mani di Forbice)(no, in Chocolat non era attuabile)(no, nei Pirati non era sostenibile)(con Alice ha definitivamente ucciso i miei ormoni)(Non so sinceramente cosa faccia Eva Green con lui)(e poi c’è la questione Winona)

Breve trattato su uno che lascia la fidanzata e rimpiazza il suo nome con quello di una bevanda alcolica.

La storia è questa: anche il nostro caro Johnny che una volta ha dichiarato: «Ho iniziato a fumare a 12 anni, ho perso la verginità a 13 e a 14 avevo già provato ogni tipo di droga. Non dico di essere stato un cattivo ragazzo, ero soltanto curioso», è stato innamorato. La donna si chiamava Winona, Winona Ryder. Sì: prima che l’uno finisse a distruggere suite e l’altra a rubare nei grandi magazzini, questi due stavano assieme. Lui si fece tatuare addirittura il nome di lei sul braccio, accanto alla parola forever. A parte assonanze napoletane con scritte del tipo mamma perdona e/o mamma vita mia, bisogna ammetterlo, si tratta di una faccenda romantica. Sia inteso il romanticismo come sturm und drang, tempesta ed impeto, e un uomo che si annota sul braccio quello che non vuole dimenticare, e cioè che la tizia che nel film non poteva stringere (lui aveva tenaglie al posto delle mani) in realtà poteva averla sempre addosso, una specie di costante. Tutto molto bello se non fosse che poi si sono lasciati e lui si è sottoposto ad un’operazione chirurgica per trasformare la stritta “Winona forever” in “Wino forever”, che sarebbe a dire, più o meno, sono ubriaco, non datemi retta. Del loro amore, e di tutta questa storia, qualcosa ne è rimasto: un gruppo indie.

La morale è: se mai doveste tatuarvi il nome del vostro amore sul braccio, ricordatevi dei rischi che ciò comporta.Di seguito una serie di proposte per il rimpiazzo:

Se egli si chiama Biagio potreste mantenere la B e scegliere Berliner Weisse;
Se si chiama Guido è più semplice, Guinnes. Poi provate a farvi prendere come testimonial.
Nel mio caso, farei prima a tatuarmi, direttamente, Cedrata Tassoni. Non ci sarebbe nemmeno bisogno di una band musicale: la colonna sonora, eccola qua,