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‘stupite i vostri parenti (cit.)’ Category

  1. E la musica vecchia dov’é?

    febbraio 18, 2012 by Raffaella R. Ferrè

    Venne il giorno in cui le note finirono. Le note sono così: sette, dodici, pensi di averle sulle dita, ma ti sfuggono le limitate possibilità di combinazione. Si sperava, allora, nelle parole: ventisei lettere, miliardi di lemmi, eventualità combinatorie pressoché infinite, tutte sotto la lingua. Nei corridoi, compositori e musicisti e parolieri,  ciascuno di loro fornito di  cartelletta color carta da zucchero contenente la segretissima Guida alle parole mai utilizzate e ai refrain meno noti si davano pacche sulle spalle. Ma fornire tante rassicurazioni ad un uomo non è mai cosa giusta, e il dubbio, uno solo, s’era insinuato: che fossero finiti i pensieri?

    Non c’era tempo per pensar troppo, comunque. La ferrosa macchina dello spettacolo non ha freni: tutto è spettacolo anche lo stridere di marce. Per cui, anche in quel febbraio che stentava ad ingranare, bisognò portarsi in scena, o meglio, restarci. Le alte sfere avevano intimato al direttore artistico: Stiamo rimpiangendo i Jalisse. Se nessuno canta stasera, inventati qualcosa. Ma cosa ci si poteva mai inventare? Tre anni prima avevano tentato il colpaccio della mescla di linguaggi e dialetti: ne era nato un caso politico quando un notissimo autore napoletano aveva vinto con Tri pastiere cott in sul foeugh. Per i dodici mesi successivi fu paventata la secessione, fino a quando un referendum non stabilì che i cittadini volevano sì un Italia divisa, ma più che in nord e sud, gradivano l’eventualità est e ovest. Bisognò a ridurre a zero i conflitti: si tentò così la carta dell’unico concorrente, un ex cantante, e quella del silenzio: risultato clamoroso. L’uomo aveva stravinto senza mai modulare una sola parola per quattro serate di fila. Titolo della hit: Pausa. Ma, superato lo stupore del silenzio, l’anno successivo fu quello del crollo degli ascolti: le alte sfere, convintissime fosse colpa della novità delle canzoni in pidgin , fecero cadere un po’ di teste, senza rendersi conto che la gente da casa, dopo aver provato ad alzare volume l’anno prima, aveva capito di poter prodursi nella stessa esibizione spegnendo il televisore.

    Quella sera sarebbe stata l’ultima sera.
    Quando il conduttore salì sul palco, in un commiato, decise di tentare il tutto per tutto e a luci basse intonò l’unica canzone che sentiva di poter ancora cantare:

    In questa notte di venerdì, perché non dormi, perché sei qui?
    Perché non parti per un week end che ti riporti dentro di te?

    Non era nostalgia, se lo stava chiedendo davvero.

    (continua…)

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  2. Go Lana, kill kill

    gennaio 15, 2012 by Raffaella R. Ferrè

    Questa è una dichiarazione di amore per una donna. La donna si chiama Lana Del Rey e credo abbia poco più di vent’anni (Esistono persone che hanno meno anni di me? Queste persone sanno cantare cose tipo “I’m in love with a dying man“? Non vestono solo abitucci coi fiocchi? Non mangiano solo pastina tempesta? Perché nella mia testa continuo ad avere diciotto anni, venti al massimo?). Comunque, analizziamo il perché di questa mia affezione, che a me non piace essere innamorata di qualcuno o qualcosa senza sapere esattamente il come e il quando, insomma la pazzia vuole una base solida su cui poggiare.

    Dunque, la signorina Lana, che è piuttosto bionda e,  da quel che leggo su internet, ha labbroni non proprio naturali, si fa chiamare così per tributo alla Turner, l’attrice, e alla Ford, la macchina. E questo già me la fa adorare. Boccolosa socchiude gli occhi e modula, con una certa nonchalanche e senza perdere un briciolo di tranquillità, una serie di cose che noi femmine ci hanno insegnato che no, non si fa manco sotto tortura:

    “Il mio cuore si spezza ad ogni passo che faccio ma spero che l’andare avanti mi dirà che sei mio, camminando per le strade della città,  per sbaglio o di proposito?” ( e uno)

    “Mi sento così sola in un venerdì notte, puoi farmi sentire come a casa, se ti dico che sei mio ed è come se te l’avessi già detto, tesoro” (e due)

    “Non rendermi triste, non farmi piangere” (e tre)

    “Lasciati baciare sotto la pioggia battente, so che ti piacciono le ragazze folli” (gran finale, devo dirlo)

    Tutto quello che avete appena letto sta in una sola canzone, questa , che cita anche l’inno cristiano protestante che ripeto come un mantra un giorno sì e quello dopo pure: Amazing Grace. Lana si lascia accendere sigarette, portare in macchina, il ragazzo la fa ridere e lei non si chiede manco una volta, ma cazzo, se mi fa ridere perché sto male? Perché Lana è consapevole e sa benissimo che lei e lo sfrantumatissimo che la accompagna sono destinati a fare una brutta fine. Quindi poche chiacchiere e fatti baciare sotto la pioggia.

    Ovviamente il punto non è legittimare una serie di comportamenti autodistruttivi,  roba che la Extebarrìa chiamerebbe con lo sciogliliungua dipendenza da un dipendente dominante, il punto è che la signorina Lana dice: così stanno le cose, addirittura riesce a farmici ballare su. Sarà artefatta quanto volete, ma richiama sentimenti decisamente più autentici di tutte le altre hype girls che canticchiano in giro di esser stanche e stufe e tristi di una relazione ma che importa, sono carina e accomodante e sorrido anche e Nevermind, I’ll find someone like you.

    (continua…)

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  3. Cose che leggo quando non cerco di dormire

    luglio 6, 2011 by Raffaella R. Ferrè

    “Certo, come un tempo avevo detto ad Albertine: “Non ti amo”, perché mi amasse; “Dimentico le persone, quando non le vedo”, perché mi vedessero spesso; “Ho deciso di lasciarti”, per prevenire ogni idea di separazione; se ora le dicevo “addio per sempre” era perché volevo assolutamente che tornasse entro una settimana; se le dicevo “sarebbe pericoloso vederti”, era perché volevo rivederla; se le scrivevo: “hai avuto ragione, saremmo infelici insieme”, era perché vivere separato da lei mi pareva peggiore della morte.”

    Marcel Proust - Albertine Scomparsa


    PS: questo blog sta diventando un tumblr, vergogna.

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