Raffaella R. Ferré

Scrivo. Ho gettato tanti semi di parole che dovrei camminare in un roseto. Sì, so delle spine.

Santa Precaria

Certi lo hanno letto e mi hanno odiato, certi altri lo hanno letto e mi hanno detto che è bellissimo. Io non ho ancora deciso: la verità sta nel mezzo, dicono, e a distanza qualche anno so soltanto che Santa Precaria è il mio primo romanzo, uscito nel giugno 2008 cioè mentre avevo la sessione di esami – guarda un po’ le congiunzioni astrali- , con le edizioni Stampa Alternativa-Nuovi Equilibri.

E’ possibile acquistarlo anche on-line seguendo questo link e certe volte c’è anche da risparmiare. Cliccando su Mimmo e Caterina potrete vederli proprio come li ho immaginati e per questo ringrazio Fran De Martino che sì, è una mia amica, ma ascoltatemi: è brava davvero e i tempi mi hanno dato ragione.  Qui sotto riporto, invece, la quarta di copertina.

Fate la faccia contrita, grazie.

Santa Precaria, menzione al Premio Siani 2008, racconta un sud inedito, lontano dagli stereotipi da cartolina e dalla cronaca nera, per tutti quelli che non sanno più a che santo votarsi.

Caterina, stagista universitaria in una tivù locale, ha ventidue anni. Da precaria fa conoscenza del mondo del lavoro. Da “santa”, s’innamora e subisce le angherie del suo capo. Questo poco sa di lei Mimmo, figlio di un camorrista e aspirante giornalista, collaboratore sottopagato di un piccolo quotidiano. Eppure queste informazioni si rivelano una buona traccia quando Caterina scompare e di lei resta solo un blog. Per ritrovarla, Mimmo si affiderà alla sorte, affrontando discariche dell’emergenza rifiuti in Campania e partite dei mondiali, macerie del terremoto e palazzoni, campi di pomodori, marocchini e croci solitarie, ritrovandosi faccia a faccia con le sue stesse radici.