Due sono le cose che mi piace più fare al mondo: scrivere e andare in motorino.
Ho scritto racconti e poesie, il mio terzo romanzo si chiama Inutili Fuochi: se ne è parlato un po' perché dice che è un tantino esistenzialista e pare non stia bene esserlo sotto i trent'anni. Il motorino non ce l'ho più.
Niente, un anno fa usciva il romanzo definito esistenzialista e invece era solo una storia scritta mentre avevo le paturnie. E’ che io, prima, scrivevo solo nelle pause di disoccupazione ed è noto che se uno non c’ha un cazzo da fare dalla sera alla mattina o scrive minchiate oppure si maciulla il fegato e lo riversa su pagina. Io avevo scelto la seconda opzione, il fegato l’avevo proprio incartato per benino, e la 66thand2nd, casa editrice figherrima, l’aveva anche reso esteticamente bello. Per far conoscere a tutti il mio coloratissimo fegato (lo so che sta diventando grand guignol, ma il paragone regge) facevo presentazioni e interviste in cui dicevo sempre “come dire”.
Insomma, è passato un tempo relativamente breve che a me sembra molto di più, e non parlo dell’obsolescenza dei libri, eh, lo so che Saviano è stato l’unico che poteva dire “il mio ultimo libro” riferendosi ad un testo uscito nel 2006 fino ad un mesetto fa. A me, avrebbero inteso che era l’ultimo non nel senso di ultima uscita in vista di una prossima, ma di chiusura totale con il mondo.
Comunque, noi stasera festeggiamo. Qui. Dico stasera tra due ore. Sì, lo so, è tardi per scriverci un post, ma che volete, ora io scrivo dopo il lavoro, nelle pause, sugli scontrini volanti, prendo appunti anche sul mio nokia modello noè. E’ bello il modello noè: non ha internet, non ha mms, non ha email, non ha niente. L’unico momento in cui rimpiango di non avere uno smartphone è quando vorrei fare una bella foto, caricarla su instagram e ricordare a me stessa (e anche a voi, sì, certo, quella cosa del condividere per rivivere etc, sì, ) che oh, l’esistenzialismo alle volte finisce, eh. Anche bene, voglio dire.
È cominciato il periodo in cui la gente prima mi manda in avanscoperta nei locali, utilizzando il fatto che sono bionda come fosse un ariete, e poi mi dice: “Vedi di parlare dialetto mo che entriamo”. Non so se tengono più alla mia incolumità o al portafogli: si presuppone che mi si possa scambiare per straniera – svedese, russa, comunque nord, i capelli, gli occhi, la pelle che esce dai pantaloncini – e che di me si possa fare quel che si vuole. Forse per farsi prendere per culo in questa città serve un passaporto straniero e non mi avevano avvisato?
È cominciato il periodo in cui fa troppo caldo per fare quasi tutto. Tanto tempo fa ho letto in un libro che l’inoperosità dovrebbe essere proibita, come prevenzione ai pensieri. Una volta ero d’accordo. Il punto è che ci ho scritto un romanzo su quello che succede a non avere niente da fare d’estate, questo libro è stato selezionato dalla Giuria del “Premio Fiesole Narrativa Under 40” e andrà a concorrere all’edizione 2012: la cosa mi fa pensare che magari queste fasi silenziate dell’esistenza siano, infine, utili.
Va bene, la dico tutta: d’estate, io mi scoccio.
D’estate, se sono carina con voi, è perché davvero vi voglio bene.
D’estate, se non sono carina con voi, domandatevi il perché.
D’estate, non domandate il perché a me.
Finito il tempo degli Europei, è venuto quello dei pomodori all’insalata, dei saldi, del mal di gola da aria condizionata. Il tempo in cui mi ricordo che esattamente 9 anni fa, è successo qualcosa per cui continuo a dire: mi ricordo che.
Intanto Katie Holmes e Tom Cruise si sono detti addio. Pare che lei abbia dichiarato: “Ho capito tardi che non eravamo sul set di Dawson’s Creek”.
Anche Vanessa Paradise e Johnny Depp si sono lasciati, purtroppo in clamoroso ritardo sulle nostre fantasie erotiche su Johnny (le mie si sono fermate a Edward Mani di Forbice)(no, in Chocolat non era attuabile)(no, nei Pirati non era sostenibile)(con Alice ha definitivamente ucciso i miei ormoni)(Non so sinceramente cosa faccia Eva Green con lui)(e poi c’è la questione Winona)
Breve trattato su uno che lascia la fidanzata e rimpiazza il suo nome con quello di una bevanda alcolica.
La storia è questa: anche il nostro caro Johnny che una volta ha dichiarato: «Ho iniziato a fumare a 12 anni, ho perso la verginità a 13 e a 14 avevo già provato ogni tipo di droga. Non dico di essere stato un cattivo ragazzo, ero soltanto curioso», è stato innamorato. La donna si chiamava Winona, Winona Ryder. Sì: prima che l’uno finisse a distruggere suite e l’altra a rubare nei grandi magazzini, questi due stavano assieme. Lui si fece tatuare addirittura il nome di lei sul braccio, accanto alla parola forever. A parte assonanze napoletane con scritte del tipo mamma perdona e/o mamma vita mia, bisogna ammetterlo, si tratta di una faccenda romantica. Sia inteso il romanticismo come sturm und drang, tempesta ed impeto, e un uomo che si annota sul braccio quello che non vuole dimenticare, e cioè che la tizia che nel film non poteva stringere (lui aveva tenaglie al posto delle mani) in realtà poteva averla sempre addosso, una specie di costante. Tutto molto bello se non fosse che poi si sono lasciati e lui si è sottoposto ad un’operazione chirurgica per trasformare la stritta “Winona forever” in “Wino forever”, che sarebbe a dire, più o meno, sono ubriaco, non datemi retta. Del loro amore, e di tutta questa storia, qualcosa ne è rimasto: un gruppo indie.
La morale è: se mai doveste tatuarvi il nome del vostro amore sul braccio, ricordatevi dei rischi che ciò comporta.Di seguito una serie di proposte per il rimpiazzo:
Se egli si chiama Biagio potreste mantenere la B e scegliere Berliner Weisse;
Se si chiama Guido è più semplice, Guinnes. Poi provate a farvi prendere come testimonial.
Nel mio caso, farei prima a tatuarmi, direttamente, Cedrata Tassoni. Non ci sarebbe nemmeno bisogno di una band musicale: la colonna sonora, eccola qua,
Domenica 3 giugno sono a Palermo per Una Marina di libri . L’appuntamento con Inutili Fuochi è alle 20, nella Sala delle Armi di Palazzo Steri, in piazza Marina 61. Con me ci sarà Diana Cimino. Preparo lo zaino, cerco un posto dove comprare pistacchi, arancini e cannoli, vi lascio con un racconto nuovo nel frigorifero.
Sabato 26 maggio
ore 21 GARP – Giovani Autori Raccontano il Presente Modo Infoshop (Interno 4 Bologna – via Mascarella)
Con me, Andrea Rinaldi e Marco Nardini
Il 26 e 27 maggio a Bologna la letteratura si concentra sui giovani autori con la rassegna GARP – Giovani Autori Raccontano il Presente, un piccolo festival di incontri e reading interamente dedicato agli scrittori più giovani. 10 autori italiani e 1 spagnola provenienti da grandi e piccole case editrici portano nel capoluogo emiliano i loro libri. E ci sono anch’io, che ne approfitterò anche per vendicare un’intera generazione passando sotto le due torri a tributo della nostra adolescenza. Essere stati adolescenti negli anni novanta significa che poi cresci e non puoi andare a Bologna senza pensare a quel diavolo d’uomo di Alex D, e ad Aidi senza aggettivi, e realizzare che ti stava l̶e̶g̶g̶e̶r̶m̶e̶n̶t̶e̶ sulle scatole, lei e le sue magliette bianche.
Ne ho parlato a RaiRadio2 con le Brave Ragazze (qui anche la seconda parte) e a Booksweb con Chiara Beretta Mazzotta e anche da qualche altra parte immagino, ma la figura di Ricardo, l’animatore ballerino di Inutili Fuochi riscuote interesse tale che ho pensato, va bene, scriviamo di Ricardo sul blog. Il fatto che Ricardo sia il mio preferito non c’entra niente, non è vero, non faccio le spartenze. E poi adesso faccio un discorso lunghissimo, che ho in testa più o meno da quando avevo 16 anni e per la prima volta accesi la tivù su quella bibbia delle relazioni umane in vacanza che è Dirty Dancing.
Dovete sapere che Dirty Dancing, Balli proibili, a casa mia non era propriamente ben visto. A casa mia si vedevano decisamente altre cose, per cui ricordo nottate a guardare la trilogia di Kieślowski con mio padre e pomeriggi a guardare la produzione D’Angelo-Grassia con mia madre (che non disprezza neppure i musicarelli con Gianni Morandi soldato che torna in ginocchio da Laura Efrikian).
Prologo per chi è stato su Marte negli ultimi vent’anni